Economia Politica. Rivista di teoria e analisi

Sommario non tecnico

Alessandra Venturini

Offerta differenziale del lavoratore straniero

in Economia Politica, n.2, 1997


Non-Technical Summary: Alessandra Venturini (not available)

Negli ultimi dieci anni il Sud Europa e' stato interessato da un largo fenomeno immigratorio da parte di lavoratori provenienti dai vicini paesi del Bacino del Mediterraneo e da altri paesi ad inferiore reddito pro-capite. Il nostro interesse e' rivolto agli effetti che i flussi migratori possono avere sul mercato del lavoro del paese di arrivo attraverso l'analisi dell'offerta di lavoro dello straniero e la definizione del suo contributo lavorativo (sforzo) nella prima fase della migrazione e nelle successive fasi di permanenza lavorativa all'estero.

Il lavoro e' diviso in tre parti.

Nella prima parte esaminiamo brevemente la letteratura tradizionale sull'offerta di lavoro e mostriamo come esistano i presupposti di un comportamento differenziale del lavoratore straniero rispetto al nazionale che lo induce, nonostante uguali preferenze, ad accettare un salario inferiore.

Nella seconda parte, presentiamo due modelli di offerta di lavoro del lavoratore che inducono un comportamento differenziale dello straniero rispetto al nazionale anche in presenza di uguale retribuzione.

Il primo modello ipotizza una funzione di utilita' dell'individuo uguale per lo straniero e il nazionale ed un vincolo di bilancio atteso ottenuto come media ponderata del salario di arrivo per la probabilita' di essere assunti - che e' funzione dello sforzo e del reddito alternativo in caso di non assunzione. Quest'ultimo nel caso dello straniero e' inferiore a quello del lavoratore nazionale.

Il secondo modello, ugualmente, ipotizza una funzione di utilita' uguale tra gli individui ed un vincolo di bilancio reale che nel caso dello straniero tiene conto del consumo nel paese di origine e nel paese di destinazione. L'indice dei prezzi che deflazione la retribuzione sara' una media dei prezzi nel paese di origine e di arrivo ponderati per la loro incidenza sul consumo totale.

Nel primo modello la relazione negativa tra sforzo e remunerazione alternativa, inferiore per lo stranero permette di individuare uno sforzo differenziale tra le due categorie di lavoratori che, tuttavia, al permanere dello straniero sul territorio si attenuera' perche' anche lo straniero potra' accedere a piu' elevati redditi "alternativi" fino ad eguagliare quelli del nazionale.

Nel secondo modello la relazione negativa tra sforzo e quota del consumo nel paese di arrivo permette di individuare un maggiore effort del lavoratore straniero rispetto al nazionale, indotto dal piu' elevato potere di consumo della retribuzione reale, soprattutto nella fase iniziale della migrazione ove prevale una quota piu' elevata di rimesse sul consumo totale.

Nella terza parte - sotto verosimili ipotesi di salario ed orario di lavoro dati, imprenditori con diversi tassi di turnover, lavoratori stranieri e lavoratori nazionali con diverso capitale umano e diversa velocita' di arricchimento del capitale umano, e diversi costi di turnover - esaminiamo le conseguenze che si producono nel mercato del lavoro nel caso in cui vengano applicate le ipotesi di comportamento differenziale del lavoratore straniero sviluppate nella seconda parte.

L'analisi mostra che l'imprenditore, massimizzando i profitti scegliera' il lavoratore che garantisce un piu' alto valore presente del flusso futuro della produttivita'. E, quindi, gli imprenditori attenti al futuro - ossia con alti costi di turnover - difficilmente assumeranno i lavoratori stranieri perche' sara' necessario che il tasso di crescita del capitale umano dello straniero, e l'iniziale sforzo differenziale siano in grado di compensare l'iniziale inferiore livello di capitale umano. Mentre gli imprenditori attenti al presente - ossia con bassi costi di turn over - sceglieranno gli stranieri piu' facilmente perche' per loro e' necessario che lo sforzo differenziale sia in grado di compensare il diverso capitale umano iniziale. La presenza di lavoratori stranieri "primo migrante", che producono il massino sforzo differenziale, riduce l'occupazione totale nel settore ove sono occupati e crea le condizioni per un monopolio occupazionale da parte dei lavoratori stranieri di fresca migrazione in tale settore. L'imprenditore attento al presente, se e' in grado di riconoscere prima dell'assunzione chi garantisce uno sforzo superiore, assumera' solo quel tipo di lavoratori, creando una combinazione di salario monetario, contrattato a livello centrale e produttivita' a livello locale, che non puo' essere soddisfatta da alcun lavoratore nazionale. Nel lungo periodo lo sforzo differenziale del lavoratore straniero tendera' ad eguagliare lo sforzo dei lavoratori nazionali, e l'extra profitto del datore di lavoro tendera a ridursi. Se il contratto di lavoro e' indefinito, solo inizialmente, sara' piu' vantaggioso assumere lavoratori stranieri. Se il datore di lavoro puo', invece, licenziare, egli cerchera' di assumere i lavoratori primo migrante con sforzo differenziale alto ed alla sua riduzione, li licenziera', per sostituirli con altri con sforzo differenziale piu' elevato e cio' tendera' a creare la domanda di un flusso continuo di nuovi immigrati. Il solo modo per lo straniero di assicurarsi un'occupazione nel paese di arrivo e' rappresentata da un grosso investimento in capitale umano, che arricchisce la sua produttivita' a fronte della caduta dello sforzo differenziale.

Questo risultato e' particolarmente rilevante in termini di politica economica perche' il comportamento lavorativo dello straniero che assicura uno sforzo differenziale nella fase iniziale della sua emigrazione favorisce la presenza nel mercato del lavoro di occupazioni ad alto sforzo, basso capitale umano e basso salario che solo lo straniero primo-migrante e' in grado di soddisfare. Se, come nella maggior parte dei paesi europei, vige una normativa di chiusura ai lavoratori stranieri a meno di un'esplicita richiesta da parte dei datori di lavoro che non sono in grado di reperire sul mercato lavoratori interessati a tali occupazioni, il comportamento lavorativo degli stranieri determinera' una domanda continua di nuovi flussi che se soddisfatta continuera' a perpetuarsi.

Per interropere questo processo autoriproduttivo tre vie sono indicate dall'analisi: la prima, se l'extra-effort ha origine nel diverso trattamento lavorativo dello straniero, garantendo sin dall'inizio allo straniero i diritti lavorativi del nazionale si riduce la probabilita' di sforzo differenziale, la seconda se l'extra sforzo ha origine nell'adeguamento del modello di consumo, si puo' adottare un modello di migrazione temporanea ed un adeguamento della retribuzione che compensi per il maggior contributo lavorativo e la terza incentivando gli stranieri ad investire nel proprio capitale umano si riduce la probabilita' di licenziamento e, quindi, di domanda aggiuntiva di lavoratori primo-migrante.


ALESSANDRA VENTURINI è ricercatore confermato in economia all'Università degli Studi di Bergamo, Facoltà di Economia, P.zza Rosate 2, 24100 Bergamo
venturin@ibguniv.unibg.it

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