Economia Politica. Rivista di teoria e analisi
Sommario non tecnico

Il contributo approfondisce le interdipendenze evolutive fra tecnologia e organizzazione e le modalita' secondo cui queste presiedono allo sviluppo di capabilities e alla creazione di conoscenza. In particolare, inserendosi nel dibattito sui nuovi modelli di produzione, le riflessioni svolte evidenziano come l'affermarsi delle nuove tecnologie produttive sia reso possibile da un mutamento nella natura dell'organizzazione del lavoro, parimenti rilevante, la cui legittimazione travalica i confini dell'impresa e trova giustificazione nell'affermazione di nuove norme sociali.
L'analisi del come l'interazione tra strumenti tecnologico e organizzativo determini i contenuti dell'attivita' lavorativa si incentra su due fasi logicamente distinte: da un lato l'approfondimento teorico dell'evoluzione di questi e, dall'altro, la scelta della specifica configurazione organizzativa, del luogo cioè ove le diverse componenti aziendali sono chiamate a confrontarsi con i vincoli e le opportunità economico-istituzionali interne ed esterne all'impresa. L'attenzione del saggio si concentra sul primoaspetto, ovvero sull'analisi del come evolvano i contenuti dell'entità scambiata tra lavoratori dipendenti e datore di lavoro.
La riflessione si sviluppa a partire dal rilievo attribuito alla conoscenza, in contrapposizione all'approccio "tecnocentrico" che sovente ha caratterizzato l'osservazione della relazione tecnologia-organizzazione, e quindi del contributo umano al processo produttivo. Il ricorso all'approccio basato sulla conoscenza consente una lettura alternativa del rapporto fra tecnologia e organizzazione, spostando il focus dell'analisi dalle potenzialita' della tecnologia alle modalita' secondo cui la coerenza fra configurazione tecnologica e struttura organizzativa puo' favorire lo sviluppo delle conoscenze/capabilities capaci di incrementare il potenziale competitivo dell'impresa. La competizione tecnologica risulta correlata alla creazione e allo sviluppo di conoscenza e capabilities in virtu' della duplice natura della tecnologia, nella quale e' possibile riconoscere da un lato uno strumento per lo svolgimento dell'attivita' produttiva, dall'altro il medium capace di veicolare e coordinare l'informazione attraverso i vari stadi del processo produttivo stesso. Parallelamente, la natura contingente delle capabilities pone il problema di definire sia i criteri e le fasi in base alle quali scomporre opportunamente l'attività lavorativa, sia di individuare quali tipologie di capabilities debbano essere sviluppate in accordo alla scomposizione operata. Diviene infatti poco plausibile l'idea che la "divisione del lavoro" -cioè uno dei due principi che sostengono il processo organizzativo, essendo l'altro rappresentato dall'integrazione e dal coordinamento del lavoro- costituisca implicitamente una condizione al contorno "data" o "naturale". Il processo produttivo in quanto organizzazione degli input produttivi (cioè divisione e coordinamento del lavoro) è comunque un prodotto sociale e, in quanto tale, "non naturale".
L'implicita negazione del determinismo tecnologico nasce dalla verificare del come una medesima tecnologia offra prestazioni differenti al variare della struttura organizzativa nella quale è utilizzata e delle sollecitazioni competitive cui quest'ultima è sottoposta. Se ciò è vero, il processo che porta dalla divisione del lavoro allo sviluppo di conoscenza/capabilities attraverso la specializzazione è un fenomeno attivabile, oltre che governabile, che lega il proprio carattere virtuoso -o vizioso- alla "capacità" di organizzare, cioè di dividere e coordinare le risorse disponibili, prime fra tutte quella umana. La scelta di una specifica configurazione organizzativa da parte di una determinata impresa non comporta tuttavia il conseguimento automatico dei benefici attesi. Questi ultimi dipendono a loro volta dalla capacità delle parti sociali di definire/contrattare un insieme di motivazioni capaci di indurre nei diversi attori aziendali il commitment verso gli obiettivi aziendali.
Riconosciuta l'inadeguatezza dello schema interpretativo fordista-taylorista per descrivere il lavoro inteso come manifestazione delle conoscenza/capabilities dell'organizzazione, il saggio individua due possibilità per osservare e definire i contenuti dello sforzo esercitato dai lavoratori in ambiente post-fordista:
Il ricorso alle categorie filosofiche di "lavoro" e "opera" (Arendt, 1958) per analizzare l'attività lavorativa sotto il profilo dell'output realizzato, consente di porre l'attenzione sulle "forme di mercato" che presiedono alla transazione dello sforzo tra lavoratori e impresa. Diversamente, la terza categoria arentdiana dell'azione si presta ad evidenziare le dimensioni del contributo lavorativo, cioè a permettere di esaminare la natura dello sforzo esercitato dal singolo individuo, rendendo esplicita la corrispondenza tra soluzione organizzativa e tipologia di sforzo più facilmente attivabile al suo interno.
L'approccio basato sulla conoscenza, in contrapposizione al determinismo tecnologico, presuppone l'abbandono di una visione gerarchica nella quale l'elemento organizzativo risulta subordinato rispetto alla tecnologia, sottolineando il ruolo contestuale svolto da entrambi gli aspetti nel definire la configurazione produttiva posta in atto dall'impresa. Secondo tale prospettiva, le categorie del lavoro e dell'opera -in quanto forme di materializzazione alternative delle conoscenze prodotte o riprodotte dalla forza lavoro- orientano sia i criteri che presiedono alla divisione del lavoro sia le modalità secondo cui viene coordinata la prestazione di opera piuttosto che di lavoro, prestandosi a supportare la possibilità di definire quali conoscenze sviluppare.
Il ricorso alla categoria dell'azione sottolinea infine il peso dell'interazione fra individui quale fonte di conoscenza all'interno dell'organizzazione che apprende (in cui la forza lavoro si configura come prestatrice di opera), evidenziando il ruolo critico assunto dal coordinamento. Oltre a verificare la congruenza fra prestazioni richiesta e prestazioni effettivamente fornite in presenza di opera, gli strumenti preposti al coordinamento sono infatti chiamati ad assicurare tra le diverse fasi del flusso di lavoro una coerenza non più unicamente definita in sede progettuale, bensì costantemente rinegoziata a seguito dei fenomeni di creazione e trasferimento di conoscenza.
Approfondire le dinamiche alla base della coevoluzione di tecnologia e organizzazione costituisce una premessa indispensabile per comprendere come le scelte dell'impresa, mediate attraverso le istanze espresse dai diversi stakeholders, risultino in peculiari assetti produttivi. Partendo da un approccio basato sulla conoscenza le riflessioni offerte nel presente saggio hanno individuato nella natura del lavoro scambiato all'interno dell'impresa l'elemento capace di discriminare fra configurazioni organizzativo-produttive differenti. La comprensione del cosa scambiare e quindi del come orientare/controllare lo scambio si pone dunque quale premessa per sviluppare focusing devices che, pur permanendo imperfetti, meglio si prestino a coniugare efficacia ed efficienza.
FRANCESCA SGOBBI e' assistente di ricerca presso il Politecnico di Milano, Dipartimento di Economia e Produzione, Piazza Leonardo da Vinci, 32, 20133 Milano
GIAN CARLO CAINARCA è professore associato di economia della produzione presso il Politecnico di Milano, Dipartimento di Economia e Produzione, Piazza Leonardo da Vinci, 32, 20133 Milano
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