Economia Politica. Rivista di teoria e analisi

Sommari degli articoli pubblicati sul n.3, 2000


Abstracts of articles published in no.3, 1999

Indice 2000
Sommario n.3, 2000

Sommari

NOTA EDITORIALE: IN RICORDO DI GIORGIO FUÀ

Un maestro di economia politica. Ricordo di Giorgio Fuà
di Giacomo Becattini

Un grande cantore dello sviluppo
di Alberto Quadrio Curzio

Download (formato PDF)
(Nota: per scaricare il file fare click con il pulsante destro del mouse, quindi selezionare Save Link As ...)


Nota di Apertura

Partecipazione all'impresa e retribuzioni flessibili (J.E.L. J33, J53, M12)
di Paolo Pini
Nel dibattito più recente viene proposto con una certa ricorrenza anche in Italia il tema della partecipazione dei lavoratori all'impresa e quello della flessibilità salariale connessa alle performance aziendali. La nota si propone di esplicitare alcune questioni rilevanti che nell'attuale confronto di posizioni non sembrano emergere in modo sufficiente, distinguendo tra una domanda di partecipazione "economico-finanziaria" (anche nella sua versione estrema mediante azioni ai dipendenti che sostituiscono parte non irrilevante della retribuzione del lavoro) ed una domanda di partecipazione "economico-organizzativa" con la quale il coinvolgimento si esercita mediante la "voce" dei dipendenti e loro rappresentanze nella gestione organizzativa (del lavoro in primo luogo) dell'impresa. Alcune recenti proposte, tra cui quelle espresse da Banca d'Italia con le conseguenti reazioni delle parti sociali, costituiscono l'ambito di riferimento delle riflessione di politica che andiamo a sviluppare.


Saggi e Ricerche

L'economia e l'arte (J.E.L. L820, Z100)
di Guido Candela e Massimiliano Castellani
In questo lavoro si propone un'interpretazione del rapporto fra arte ed economia (nell'ambito del più generale rapporto fra arte e scienza). Partendo dal presupposto storico che il binomio economia-arte abbia dato interessanti frutti, si afferma che questo accostamento non solo è possibile ma anche legittimo. Il ragionamento seguito per sostenere questo assunto è assai semplice: se il sapere della scienza ha caratteristiche simili a quello dell'arte, e se l'economia è una scienza, allora non deve destare meraviglia che tra l'economia e l'arte vi siano molti punti di contatto (e che gli economisti siano quindi attratti verso i problemi dell'arte). Le nostre argomentazioni seguono una visione sia statica sia dinamica. Tuttavia, solo di recente l'economia dell'arte ha raggiunto la "dignità" di un settore dell'economia politica, da quando cioè gli economisti si sono dedicati alla disciplina con argomenti che nascono da un preciso oggetto di ricerca piuttosto che da un indistinto oggetto di interesse: i temi ora trattati risultano sganciati da quelle determinanti occasionali e personali che hanno stimolato alcune ricerche, pur importanti, del passato.

L'ipotesi della relazione "salario equo - impegno lavorativo" e le inversioni dell'intensità fattoriale (J.E.L.: J30; F11).
di Adriana Barone e Paolo Vinci
Nel presente lavoro viene considerato il modello di Bhagwati e Srinivasan (1971) che prende in considerazione l'impatto dei differenziali salariali sulla produzione ed il teorema del pareggiamento del prezzo dei fattori. Tale modello viene modificato introducendo l'ipotesi della relazione tra salario equo ed impegno lavorativo. Il risultato più interessante riguarda la relazione tra l'intensità fattoriale e la remunerazione del fattore lavoro: i principali teoremi del commercio internazionale sono validi se i lavoratori del settore che utilizza in modo intensivo il fattore capitale ricevono salari più elevati mentre, se salari più elevati sono ottenuti da lavoratori nel settore che utilizza in modo intensivo il fattore lavoro, i teoremi non sono validi.

Il vantaggio di bussare due volte: contratti bancari ed usura, diritti di proprietà, valore della garanzia e della rinegoziazione (J.E.L. G18, K42)
di Marco Battaglini e Donato Masciandaro
Il presente lavoro mira ad individuare, sulla base di un modello teorico, la specificità del contratto d'usura rispetto a quello bancario: viene dimostrato che, a causa delle inefficienze dei meccanismi legali di tutela e di trasferimento dei diritti di proprietà, il valore dei beni e delle proprietà dati in garanzia può dipendere dalla "tecnologia" a disposizione del creditore per farli rispettare, creando così un vantaggio competitivo per l'usuraio, che può essere in grado di assicurare, rispetto alla banca, maggiori possibilità di rinegoziazione dei crediti, ancorché a condizioni penalizzanti. Inoltre la convenienza del canale illegale del credito sarà tanto maggiore tanto più il prenditore di fondi è propensione ad affrontare i rischi che un rapporto con un usuraio comporta. Ne consegue che la specificità del contratto d'usura dipenderà da caratteristiche peculiari del datore di fondi, del prenditore, e dell'assetto istituzionale del sistema di tutela dei diritti di proprietà, mentre il tasso d'interesse – che nelle analisi tradizionali è l'elemento qualificante del contratto d'usura – non rappresenta condizione né sufficiente né necessaria per l'esistenza di tale contratto. Ne consegue l'assoluta incorenza, rispetto a tale impianto teorico, della a legge sull'usura attualmente in vigore in Italia.

Il moltiplicatore del credito, razionamento e condizioni di asimmetria informativa (J.E.L.: D82, D45, E51, G21)
di Giovanni Cesaroni
L'endogenità del credito, intesa come possibilità per le banche di estendere il credito al di là dei limiti costituiti dai risparmi monetari inizialmente esistenti, è in grado di influire seriamente sull'equilibrio di uno dei più noti e generali modelli di spiegazione del fenomeno del razionamento del credito, quello di Stiglitz e Weiss (1981). Il livello di significatività dell'equilibrio con razionamento, inteso come probabilità che esso si verifichi, diviene praticamente nullo. L'analisi svolta costituisce un esempio di significativa dipendenza della presenza dei costi d'agenzia dalla natura di moneta delle passività bancarie e dalla connessa funzione di intermediazione dei pagamenti, circostanze le quali vengono completamente trascurate dall'impostazione teorica prevalente negli ultimi anni nell'ambito della teoria dell'intermediazione bancaria.

Rassegna

I conti generazionali e la sostenibilità della politica fiscale (J.E.L. H60, H55, J11)
di Carlo Mazzaferro
Questo articolo è una rassegna dei principali contributi che hanno usato i conti generazionali, un metodo di stima della sostenibilità della politica fiscale introdotto da Auerbach - Gokhale - Kotlikoff (1992). I conti generazionali si basano sul vincolo intertemporale di bilancio delle amministrazioni pubbliche e indicano il valore attuale delle imposte nette che le generazioni viventi e future si attendono di pagare nel ciclo di vita, data la politica fiscale corrente e la ricchezza netta dello Stato. In un modello a generazioni sovrapposte mostriamo che la validità dei conti generazionali dipende in modo cruciale dalle ipotesi che supportano la teoria del ciclo vitale. L'introduzione nel modello di vincoli di liquidità e/o di motivazioni altruistiche rende i conti generazionali incapaci di descrivere i veri effetti intergenerazionali delle politiche fiscali. Anche la presenza di effetti di equilibrio economico generale conseguenti all'introduzione di imposte e trasferimenti riduce la validità delle stime. Il lavoro conclude che i conti generazionali sono un metodo utile per descrivere le tendenze di lungo periodo della politica fiscale, particolarmente nel caso di politiche che redistribuiscono risorse tra le generazioni. Tuttavia i conti generazionali non possono sostituire gli altri indicatori di sostenibilità della politica fiscale.

Ritorna alla Home Page  Ritorna all'Indice

Redazione: econpol@spbo.unibo.it
Webmaster: Gestore delle pagine Web