Economia Politica. Rivista di teoria e analisi

Sommari degli articoli pubblicati sul n.2, 1999


Abstracts of articles published in no.2, 1999

Indice 1999 (in preparazione)
Sommario n.2, 1999

Sommari

Nota di Apertura

Il problema inevitabile. Una nota sui fondamenti microeconomici della macroeconomia (J.E.L. A1, B4)
di Corrado Benassi
Una delle più diffuse critiche alla tradizionale impostazione del problema delle microfondazioni è quella fondata sulla libertà del teorico di interpretare la realtà con la propria rete concettuale: se da un lato le visioni preanalitiche in quanto tali non pregiudicano la validità dell'analisi, dall'altro ciascun programma di ricerca stabilisce i propri criteri di analisi. Il lavoro argomenta che questa critica è in intima contraddizione con la pratica attività di ricerca degli economisti e la costruzione della scienza economica che ne risulta.
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Un problema serio. Una nota sui fondamenti microeconomici della macroeconomia (J.E.L. A1, B4)
di Giorgio Lunghini e Giorgio Rampa
In questa nota ribadiamo alcune argomentazioni che ci inducono a ritenere mal posto il problema dei fondamenti microeconomici della macroeconomia, almeno come esso e' affrontato tradizionalmente. Tra l'altro, la pretesa (piuttosto diffusa, almeno sino a poco tempo fa) che l'unica microfondazione ammissibile sia quella walrasiana non e' piu' difendibile; inoltre, sempre nel discorso piu' tradizionale, il progetto di microfondazione e' in realta' aggirato per mezzo della finzione (non accettabile) dell'agente rappresentativo. Se poi per fondazione microeoconomica si intende l'operazione di derivare punto per punto ogni proposizione macro dai soli teoremi della microeconomia, cio' non avviene in alcuna teorizzazione nota (e inoltre perderebbe senso la distinzione stessa micro-macro). Infine, ci pare corretta l'idea (e cerchiamo di motivarla) che il livello macroeoconomico pertenga a proprieta' che possono essere chiamate "emergenti" rispetto alle proprieta' dei comportamenti individuali. Ma questo e' un punto di vista tipicamente estraneo al classico dibattito sui microfondamenti.
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Saggi e Ricerche

Macroeconomia e politiche distributive. Il caso con vincoli di liquidità (J.E.L.: D31, E44, H23)
di Raul de Luzenberger
In questo modello la presenza di vincoli di liquidità fa si che la politica distributiva, il debito pubblico e le regole di politica fiscale interagiscano per determinare sia la forma finale della distribuzione del reddito, sia gli effetti della politica fiscale. Perciò l'ottimo livello (sociale) di ridistribuzione dipende dal livello del debito pubblico e dalla regola di ridistribuzione intergenerazionale della politica fiscale; l'emissione di debito pubblico fa aumentare la disuguaglianza; e la ridistribuzione ha effetti intergenerazionali e modifica sia l'onere del debito pubblico che il suo massimo livello sostenibile. Ne consegue, da un lato, che la politica distributiva non può essere considerata uno strumento indipendente di intervento e, dall'altro, che essa può essere utilizzata per perseguire obiettivi macroeconomici. Inoltre le politiche macroeconomiche hanno una valenza distributiva che può essere utilizzata per fini di maggiore uguaglianza sociale. Il lavoro esamina alcuni casi di interazione tra politiche macroeconomiche e distributive attraverso simulazioni numeriche.

Importazione di beni intermedi e trasferimento della tecnologia (J.E.L.: F43, O14, O31, O41)
di Marco Maffezzoli
L'articolo studia le relazioni tra l'importazione di beni intermedi tecnologicamente avanzati, il trasferimento della tecnologia e lo sviluppo economico in una piccola economia aperta, nell'ambito di un modello di crescita endogena in cui il progresso tecnologico dipende dal comportamento di agenti ottimizzanti. Il modello rappresenta un piccolo PVS che partecipa al commercio internazionale come price-taker esportando bene di consumo finale ed importando beni intermedi tecnologicamente avanzati, godendo di spillovers di conoscenza tecnologica dall'estero la cui intensità è direttamente proporzionale al rapporto tra volume delle importazioni e livello della produzione. I risultati possono contribuire a spiegare l'esperienza dei NICs asiatici della prima e seconda generazione.

Struttura finanziaria, asimmetria informativa e la teoria dell'investimento di H. P. Minsky (J.E.L.: E44)
di Lino Sau
In questo lavoro si e cercato di collegare e compulsare la letteratura dei "Nuovi-Keynesiani" che enfatizza la presenza di informazione asimmetrica sul mercato dei capitali, con l'approccio di H.P. Minsky relativamente alla teoria dell'investimento. A tal fine i principi del rischio del debitore e del creditore, propri dell'analisi Post-Keynesiana, vengono riconsiderati in un contesto di asimmetria informativa sia ex-ante che ex-post, e con operatori perfettamente razionali e massimizzanti.

Rassegna

Disegno delle istituzioni e stabilità finanziaria nell'Unione Monetaria europea (J.E.L. E52, E58)
di Marco Lossani, Piergiovanna Natale e Patrizio Tirelli
In questo lavoro vengono analizzate le implicazioni del disegno istituzionale previsto dal Trattato di Maastricht per il conseguimento della stabilità finanziaria in Europa. Il Trattato di Maastricht definisce in modo chiaro la suddivisione dei compiti tra le istituzioni componenti il Sistema Europeo di Banche Centrali per la realizzazione dell'obiettivo della stabilità monetaria, ma non assegna in modo altrettanto preciso i compiti riguardanti il perseguimento della stabilità finanziaria. In un contesto ad elevata integrazione economica e finanziaria, le attività di regolamentazione, supervisione e assistenza finanziaria si caratterizzano per rilevanti esternalità intergiurisdizionali. L'assegnazione delle funzioni di banking policy delineata nel Trattato di Maastricht non consente all'Unione di realizzare i benefici derivanti dall'internalizzazione di tali spillovers in quanto le BCN - a cui il Trattato implicitamente assegna l'obiettivo della stabilità finanziaria - non fronteggiano incentivi sufficienti ad offrire un livello di attività appropriato ai bisogni dell'Unione. Applicando al problema del power sharing tra BCE e BCN il principio di sussidiarietà, si ottengono le seguenti indicazioni, utili per una revisione del disegno istituzionale: i) la necessità di assegnare alla BCE compiti di coordinamento nello svolgimento delle funzioni regolatorie al fine di evitare fenomeni di regulatory arbitrage; ii) l'opportunità di svolgere ad un doppio livello di controllo (BCE – BCN) la funzione di vigilanza prudenziale; iii) la necessità di centralizzare il processo decisionale pertinente l'utilizzo della discount window e lo svolgimento della funzione di Lender of Last Resort; iv) l'opportunità di mutare le regole di funzionamento di TARGET al fine di contenere il rischio di una crisi finanziaria importata dai paesi temporaneamente esclusi dall'UME.

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