Economia Politica. Rivista di teoria e analisi

Abstracts of articles published in no.2, 1998
Indice 1998 (in preparazione)
Sommario n.2, 1998

La nota si basa sui risultati del Progetto Strategico "Disoccupazione" del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Uniformità e varietà, conoscenze formalizzate e tacite, contesto locale e globale risultano i poli di un processo che si autoalimenta. Le interpretazioni prevalenti nel dibattito sono tre. Le prime due sono accomunate dall'idea che la crescita economica sia essenziale per ridurre disoccupazione ed esclusione. Tuttavia, esse si differenziano nettamente tra loro. Nella prima, la "flessibilità passiva" (di breve periodo) è condizione necessaria e sufficiente per una crescita virtuosa. Nella seconda impostazione, che sottolinea il ruolo della "flessibilità innovativa" (di lungo periodo), l'impresa ed il mercato trovano complemento essenziale nell'azione di reti e organizzazioni ed il coordinamento è favorito dalla cooperazione. La terza impostazione assume come irrealistico l'apporto della crescita economica e, data la irriformabilità del sistema economico, le vere soluzioni ai problemi della disoccupazione e della partecipazione vengono rinvenute soprattutto in una radicale riforma dell'architettura sociale. In complesso, un approccio di equilibrio parziale viene ritenuto quindi insufficiente e si propone l'impiego di un'ampia gamma di politiche differenziate rispetto all'ambito spaziale di riferimento ed all'influenza sul potenziale piuttosto che sul grado di sfruttamento del potenziale.

Sulla definizione economica delle specie di beni (J.E.L.: D51)
di Paolo Scapparone
Nella teoria economica i beni vengono di solito classificati in specie diverse in base ad alcune caratteristiche che li accomunano (qualità merceologiche, locazione spaziale e temporale, stato di natura in cui si rendono disponibili, etc.); questa classificazione è stabilita una volta per tutte prima ancora di conoscere i bisogni che i beni sono in grado di soddisfare o gli impieghi produttivi cui possono essere adibiti. In questo lavoro, la classificazione in specie diverse sarà invece fondata sulla nozione strettamente economica di perfetta sostituibilità tra i beni; essa diverrà così un risultato raggiunto nel corso dell'elaborazione teorica e dipenderà in maniera essenziale dalle preferenze dei consumatori. La stessa nozione di perfetta sostituibilità permetterà anche di dare una misurazione quantitativa ai beni appartenenti ad una medesima specie.
Vischiosità dei salari, offerta di lavoro endogena e ciclo (J.E.L.: E3, J0)
di Luciano Fanti e Piero Manfredi
In questo lavoro si discutono alcuni aspetti delle relazioni tra rigidità salariale e dinamiche periodiche nell'ambito dello schema di Goodwin. Nella prima parte si discute criticamente un recente contributo notevole di Farkas e Kotsis. Si mostra come una delle ipotesi base del lavoro di Farkas e Kotsis, quella di crescita logistica dell'occupazione in assenza della quota salari, centrale per la generazione di dinamiche periodiche e apparentemente del tutto ragionevole, risulti in realtà inconsistente con la logica di
fondo del modello di Goodwin. Nella seconda parte del lavoro, alcuni risultati di Farkas sono utilizzati per mostrare come dinamiche periodiche persistenti possano essere generate, coerentemente con la logica del modello di Goodwin, endogeneizzando opportunamente l'offerta di lavoro. Nel nostro caso è possibile determinare analiticamente le soglie di sub/supercriticità
di tali dinamiche periodiche.
La revisione del sistema pensionistico nel 1997: come avrebbe potuto essere? (J.E.L.: H53, H55)
di Piero Giarda
L'articolo esamina la coerenza tecnica della legge 335/95 di riforma del sistema pensionistico italiano rispetto agli obiettivi che la avevano ispirata. Rispetto agli equilibri di lungo periodo, mostra come i parametri di computo della pensione con il metodo contributivo - teoricamente capace di produrre un sistema pensionistico in equilibrio finanziario - sono stati fissati (a) su valori troppo elevati, (b) con troppe eccezioni per casi particolari, (c) senza i necessari automatismi di adeguamento ai mutamenti demografici. Rispetto alle prospettive di medio periodo, argomenta che la transizione dal vecchio al nuovo regime avvenga troppo lentamente e in violazione delle regole fondamentali dell'equità orizzontale. Il lavoro discute dei contenuti dell'agenda per la revisione del sistema e presenta una proposta di divisione del lavoro tra Governo, Parlamento e sindacato sui diversi temi dell'agenda. Si conclude con una appendice che sintetizza le correzioni apportate al sistema pensionistico nel 1997.
La sostenibilità delle nuove forme previdenziali: ovvero il sistema pensionistico tra riforme fatte e da fare (J.E.L.: H53, H55)
di Sandro Gronchi
La nota è un commento alla recente riforma delle pensioni varata dal Governo
Dini nel 1995. La rinuncia (fatta dai Sindacati) alla indicizzazione reale
appare più un espediente teso ad ottenere prestazioni iniziali più generose
che non un impegno socialmente tollerabile nel lungo periodo. Si renderanno
perciò necessarie perequazioni periodiche il cui effetto sarà di spingere il
rendimento implicito dei contributi oltre il limite del tasso di crescita
della massa salariale. Inoltre, i tassi di rendimento individuali saranno
nuovamente diversi, risultando favoriti i lavoratori il cui periodo di
pensione sarà più lungo (rispetto a quello lavorativo) e/o "attraversato" da
perequazioni più frequenti o più generose.
Alcune riflessioni demodé in margine alla riforma del sistema pensionistico (J.E.L.: H53, H55)
di Anna Soci
Questo breve saggio contiene alcune riflessioni sulla riforma del sistema pensionistico italiano. Innanzitutto, se tale riforma sia semplicemente una modifica ad un settore che presentava forti sperequazioni al suo interno, o se invece faccia parte di un più largo progetto di ridimensionare il ruolo dello Stato sociale. Poi, se gli indicatori di cui si discute, per lo meno nel dibattito corrente meno specialistico, siano i più adatti per valutare il “dissesto” del settore stesso e per suggerirne modifiche. Infine, se il dibattito non sia stato affrettato e se, soprattutto, non si sia evitato di porsi alcuni importanti interrogativi sul futuro assetto del capitalismo che si sta preparando, anche con questa riforma.
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