Economia Politica. Rivista di teoria e analisi

Sommari degli articoli pubblicati sul n.2, 1998


Abstracts of articles published in no.2, 1998

Indice 1998 (in preparazione)
Sommario n.2, 1998

Sommari

Nota di Apertura

Il problema della disoccupazione in Italia: come evitare impostazioni unilaterali
di Gilberto Antonelli
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La nota si basa sui risultati del Progetto Strategico "Disoccupazione" del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Uniformità e varietà, conoscenze formalizzate e tacite, contesto locale e globale risultano i poli di un processo che si autoalimenta. Le interpretazioni prevalenti nel dibattito sono tre. Le prime due sono accomunate dall'idea che la crescita economica sia essenziale per ridurre disoccupazione ed esclusione. Tuttavia, esse si differenziano nettamente tra loro. Nella prima, la "flessibilità passiva" (di breve periodo) è condizione necessaria e sufficiente per una crescita virtuosa. Nella seconda impostazione, che sottolinea il ruolo della "flessibilità innovativa" (di lungo periodo), l'impresa ed il mercato trovano complemento essenziale nell'azione di reti e organizzazioni ed il coordinamento è favorito dalla cooperazione. La terza impostazione assume come irrealistico l'apporto della crescita economica e, data la irriformabilità del sistema economico, le vere soluzioni ai problemi della disoccupazione e della partecipazione vengono rinvenute soprattutto in una radicale riforma dell'architettura sociale. In complesso, un approccio di equilibrio parziale viene ritenuto quindi insufficiente e si propone l'impiego di un'ampia gamma di politiche differenziate rispetto all'ambito spaziale di riferimento ed all'influenza sul potenziale piuttosto che sul grado di sfruttamento del potenziale.

Saggi e Ricerche

Il secondo teorema fondamentale dell'economia del benessere: una nota pedagogica (J.E.L.: A2, D6)
di Sergio Parrinello
L'autore estende la critica rivolta da W. Bryant (1994) alla presentazione del Secondo Teorema Fondamentale dell'Economia del Benessere, che usualmente si trova nei manuali di microeconomia e in molta parte della letteratura economica. Egli argomenta che l'omissione di alcune qualificazioni essenziali rende fuorviante l'interpretazione tradizionale ed è di ostacolo ad un migliore insegnamento dell'economia.

Sulla definizione economica delle specie di beni (J.E.L.: D51)
di Paolo Scapparone
Nella teoria economica i beni vengono di solito classificati in specie diverse in base ad alcune caratteristiche che li accomunano (qualità merceologiche, locazione spaziale e temporale, stato di natura in cui si rendono disponibili, etc.); questa classificazione è stabilita una volta per tutte prima ancora di conoscere i bisogni che i beni sono in grado di soddisfare o gli impieghi produttivi cui possono essere adibiti. In questo lavoro, la classificazione in specie diverse sarà invece fondata sulla nozione strettamente economica di perfetta sostituibilità tra i beni; essa diverrà così un risultato raggiunto nel corso dell'elaborazione teorica e dipenderà in maniera essenziale dalle preferenze dei consumatori. La stessa nozione di perfetta sostituibilità permetterà anche di dare una misurazione quantitativa ai beni appartenenti ad una medesima specie.

Vischiosità dei salari, offerta di lavoro endogena e ciclo (J.E.L.: E3, J0)
di Luciano Fanti e Piero Manfredi
In questo lavoro si discutono alcuni aspetti delle relazioni tra rigidità salariale e dinamiche periodiche nell'ambito dello schema di Goodwin. Nella prima parte si discute criticamente un recente contributo notevole di Farkas e Kotsis. Si mostra come una delle ipotesi base del lavoro di Farkas e Kotsis, quella di crescita logistica dell'occupazione in assenza della quota salari, centrale per la generazione di dinamiche periodiche e apparentemente del tutto ragionevole, risulti in realtà inconsistente con la logica di fondo del modello di Goodwin. Nella seconda parte del lavoro, alcuni risultati di Farkas sono utilizzati per mostrare come dinamiche periodiche persistenti possano essere generate, coerentemente con la logica del modello di Goodwin, endogeneizzando opportunamente l'offerta di lavoro. Nel nostro caso è possibile determinare analiticamente le soglie di sub/supercriticità di tali dinamiche periodiche.

La revisione del sistema pensionistico nel 1997: come avrebbe potuto essere? (J.E.L.: H53, H55)
di Piero Giarda
L'articolo esamina la coerenza tecnica della legge 335/95 di riforma del sistema pensionistico italiano rispetto agli obiettivi che la avevano ispirata. Rispetto agli equilibri di lungo periodo, mostra come i parametri di computo della pensione con il metodo contributivo - teoricamente capace di produrre un sistema pensionistico in equilibrio finanziario - sono stati fissati (a) su valori troppo elevati, (b) con troppe eccezioni per casi particolari, (c) senza i necessari automatismi di adeguamento ai mutamenti demografici. Rispetto alle prospettive di medio periodo, argomenta che la transizione dal vecchio al nuovo regime avvenga troppo lentamente e in violazione delle regole fondamentali dell'equità orizzontale. Il lavoro discute dei contenuti dell'agenda per la revisione del sistema e presenta una proposta di divisione del lavoro tra Governo, Parlamento e sindacato sui diversi temi dell'agenda. Si conclude con una appendice che sintetizza le correzioni apportate al sistema pensionistico nel 1997.

La sostenibilità delle nuove forme previdenziali: ovvero il sistema pensionistico tra riforme fatte e da fare (J.E.L.: H53, H55)
di Sandro Gronchi
La nota è un commento alla recente riforma delle pensioni varata dal Governo Dini nel 1995. La rinuncia (fatta dai Sindacati) alla indicizzazione reale appare più un espediente teso ad ottenere prestazioni iniziali più generose che non un impegno socialmente tollerabile nel lungo periodo. Si renderanno perciò necessarie perequazioni periodiche il cui effetto sarà di spingere il rendimento implicito dei contributi oltre il limite del tasso di crescita della massa salariale. Inoltre, i tassi di rendimento individuali saranno nuovamente diversi, risultando favoriti i lavoratori il cui periodo di pensione sarà più lungo (rispetto a quello lavorativo) e/o "attraversato" da perequazioni più frequenti o più generose.

Alcune riflessioni demodé in margine alla riforma del sistema pensionistico (J.E.L.: H53, H55)
di Anna Soci
Questo breve saggio contiene alcune riflessioni sulla riforma del sistema pensionistico italiano. Innanzitutto, se tale riforma sia semplicemente una modifica ad un settore che presentava forti sperequazioni al suo interno, o se invece faccia parte di un più largo progetto di ridimensionare il ruolo dello Stato sociale. Poi, se gli indicatori di cui si discute, per lo meno nel dibattito corrente meno specialistico, siano i più adatti per valutare il “dissesto” del settore stesso e per suggerirne modifiche. Infine, se il dibattito non sia stato affrettato e se, soprattutto, non si sia evitato di porsi alcuni importanti interrogativi sul futuro assetto del capitalismo che si sta preparando, anche con questa riforma.

Rassegna

Dalla teoria dei beni pubblici locali al federalismo funzionale (J.E.L. D71, H41, H70)
di Vincenzo Rebba
Il presente lavoro illustra alcuni dei principali risultati ottenuti nell'ambito delle teorie della finanza pubblica locale e si concentra in particolare sull'analisi dei collegamenti esistenti tra teoria dei beni pubblici locali (BPL), teoria dei club e teoria economica del federalismo fiscale. Si considerano, inoltre, due modelli recentemente proposti in letteratura per superare alcuni dei limiti delle teorie tradizionali dei BPL e del federalismo fiscale: il modello del federalismo competitivo e quello del federalismo funzionale. L'analisi viene sviluppata soprattutto con riferimento al secondo modello. Inizialmente, nel paragrafo 2, si fornisce una definizione molto ampia del concetto di BPL, evidenziandone le analogie con la categoria dei beni di club introdotta da Buchanan. Nel paragrafo 3 vengono, quindi, esposti i contenuti fondamentali dei principali meccanismi concorrenziali di decentramento dell'offerta di BPL - proposti da Tiebout, Buchanan e Berglas - attraverso i quali è possibile raggiungere l'efficienza allocativa paretiana nel caso di perfetta mobilità dei cittadini utenti. Nel paragrafo 4 si esaminano i limiti principali dei modelli concorrenziali di allocazione dei BPL e si evidenzia come molteplici fattori tendano a configurare un mercato dei BPL caratterizzato da un numero limitato di unità territoriali di governo. Nel paragrafo 5, dopo aver illustrato il principio di equivalenza fiscale - che realizza un legame tra teorie dei BPL e del federalismo fiscale - si espongono i contenuti fondamentali della tradizionale teoria normativa del federalismo fiscale, mettendone in luce i limiti di carattere concettuale e applicativo. Viene, inoltre, evidenziato come il modello del federalismo competitivo possa consentire di superare i limiti della teoria tradizionale, recuperando alcuni dei caratteri di efficienza dei modelli concorrenziali di allocazione dei BPL, anche in assenza di mobilità dei cittadini utenti e considerando un numero limitato di governi locali non necessariamente benevolenti. Nel paragrafo 6 vengono illustrati i fondamenti teorici e alcune applicazioni del modello di federalismo funzionale. In base a tale modello, data l'esistente articolazione territoriale del settore pubblico, è possibile minimizzare lo scostamento dal principio di equivalenza fiscale attraverso la formazione - mediante accordi cooperativi tra singoli individui o tra singole amministrazioni locali - di un sistema di giurisdizioni mono o polifunzionali corrispondenti agli ottimi bacini di utenza dei diversi BPL. Infine, nel paragrafo 7 vengono riportate alcune considerazioni conclusive, segnalando anche alcune linee di ricerca che possono contribuire ad un ulteriore sviluppo della teoria del federalismo funzionale.

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