Economia Politica. Rivista di teoria e analisi

Abstracts of articles published in no.1, 1997
Indice 1997
Sommario n.1, 1997
Occupazione, tecnologia e crescita. Quale relazione a livello macroeconomico ?
di Paolo Pini
Questo lavoro prende in esame le relazioni macroeconomiche tra occupazione, tecnologia e crescita economica; specificamente il dibattito sulle cause tecnologiche alla base della crescita senza creazione di posti di lavoro e sull’intensità dei noti meccanismi compensativi. Si sottolinea che la crescita delle economie dei paesi industriali, dall’inizio degli anni ottanta non mostra un aumento dell’intensità occupazionale, come alcuni autori hanno invece sottolineato. L’evidenza empirica sembra suggerire, infatti, una diminuzione del rapporto tra crescita dell’occupazione e crescita del valore aggiunto, sia a livello aggregato sia a livello settoriale, in particolare dalla seconda metà degli anni ottanta e per gran parte dei paesi europei. Il circolo virtuoso tra crescita della domanda e crescita della produttività favorevole all’occupazione, che aveva caratterizzato gli anni sessanta e settanta, non sembra trovare conferma negli ultimi quindici anni, in presenza dell’affermarsi di una relazione negativa tra variazioni dell’occupazione e crescita della produttività. Secondo alcune studi empirici, tale cambiamento sembra attribuibile alla diminuzione di intensità dei meccanismi endogeni di compensazione, riconducibile a mutamenti nelle elasticità di domanda per i prodotti industriali, nella distribuzione funzionale del reddito, ed in alcune importanti relazioni macroeconomiche tra investimenti, consumi ed esportazioni nette. Infine, viene considerata la tesi che vede i servizi come motore di un nuovo regime di crescita favorevole all’occupazione, ed evidenziati alcuni fattori che possono ritardare l’emergere di meccanismi di crescita cumulativa alla base della ripresa occupazionale
Saggi e Ricerche
Progresso tecnico, concorrenza e decisioni di investimento (JEL: E22)
di Giovanni Bonifati
Le decisioni di investimento sono analizzate separando le motivazioni dell'investimento dal criterio adottato per valutare la loro redditività. Le innovazioni, la creazione di nuovi mercati e le aspettative di domanda sono considerate le determinanti di lungo periodo degli investimenti. Dopo aver esaminato i possibili effetti di una variazione ritenuta permanente del saggio dell'interesse sugli investimenti, si argomenta che non è possibile derivare una relazione sistematica fra variazioni del saggio reale dell'interesse e investimenti. Una tale modificazione del saggio dell'interesse modificherebbe per tutte le imprese la condizione di redditività minima e metterebbe in moto un meccanismo di concorrenza sul mercato dei prodotti attraverso cui il saggio del profitto si adeguerebbe al saggio dell'interesse più un premio per il rischio
Rendimenti di scala non costanti ed equilibrio caotico (JEL: O41)
di Maurizio Ciaschini
Il lavoro parte dalla constatazione che, mentre il processo di produzione è caratterizzato da rendimenti non costanti, l'analisi multisettoriale è dominata dal paradigma leonteviano a coefficienti tecnici fissi. L'introduzione di coefficienti tecnici dipendenti dalla scala realizza il superamento dell'idea di sentiero di crescita bilanciata instabile e permette la identificazione di nuove configurazioni di equilibrio economico dinamico, comprese traiettorie cicliche e traiettorie aperiodiche di intervalli limitati. la domanda finale e le dotazioni iniziali si rivelano in grado di rafforzare o mettere in crisi la stabilità di tali configurazioni. L'analisi qualitativa tradizionale fallisce nel determinare le condizioni di esistenza e le caratteristiche di quegli equilibri forzando la simulazione numerica al ruolo di strumento di analisi anche qualitativa
Gli effetti del debito pubblico quando la ricchezza è un fine (JEL: E62, H63)
di Vito Moramarco
La tesi di neutralità del debito pubblico riguardo alla struttura della domanda aggregata sembra, nell'ipotesi di equivalenza ricardiana, un risultato fuori discussione, specialmente qualora si postuli l'indipendenza dei tassi di interesse rispetto al volume del debito. Più precisamente, un'espansione della spesa pubblica finanziata attraverso l'emissione di titoli di Stato equivale ad una manovra espansiva a parità di spesa, ma con bilancio in pareggio. Seguendo la letteratura, il debito pubblico può indurre effetti reali solo se l'equivalenza ricardiana non e operativa, ovvero qualora gli operatori siano miopi o non del tutto altruisti nei confronti delle generazioni successive. In questo contributo si argomenta come la tesi di neutralità dipenda in modo cruciale dall'ipotesi che la ricchezza non costituisca fonte di benessere "per se", dunque non entri direttamente nella funzione obiettivo degli operatori. Assumendo il punto di vista alternativo (ovvero che il benessere, in ciascun istante, dipenda diretmente sia dai consumi che dalla ricchezza), il presente lavoro evidenzia come la tesi di neutralità venga meno anche qualora l'ipotesi di equivalenza ricardiana sia pienamente operativa ed i tassi di interesse risultino indipendenti dallo stock di debito
Rassegna
Progresso tecnico e sistemi tecnologici (JEL: O31, O33, O39)
di Nicola De Liso e Stan Metcalfe
L'analisi del cambiamento tecnologico conquista spazi crescenti nella scienza economica, e questo lavoro affronta alcune delle caratteristiche di fondo che da tali analisi sembrano emergere. Dopo un breve richiamo al modo in cui le varie scuole di pensiero hanno considerato il progresso tecnico, l'analisi procede lungo una via che può essere caratterizzata come schumpeteriana ed evolutiva. Si fa dunque riferimento a concetti ed Autori che a tale linea di pensiero appartengono. Dopo il richiamo al concetto originario di paradigma scientifico ed alla sua applicabilità alla tecnologia, vengono prese in considerazione tre dimensioni della tecnologia, e cioè conoscenza, abilità e capacità umane, prodotti e processi; la ricomposizione di tali dimensioni necessita di una visione sistemica. Tale modo di vedere viene completato e confermato laddove si considerano i modi in cui la tecnologia si riproduce nel sistema. Abbiamo qui definito due vie di riproduzione, quella che abbiamo definito simbolica e quella materiale. Viene poi richiamata una serie di concetti che sconfina talvolta nel campo ingegneristico. Il quadro sistemico viene completato dalle istituzioni, definite come meccanismi intenzionalmente omeostatici che sono in parte resi necessari da meccanismi economici endogeni. Emerge dunque l'immagine finale di un sistema tecnologico in cui dinamiche endogene creano squilibri i cui effetti sono tutt'altro che negativi. Viene inoltre proposta la nozione di sistema di supporto tecnologico come possibile strumento di politica della tecnologia
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