Economia Politica. Rivista di teoria e analisi
Sommario non tecnico

I manuali di teoria della crescita spiegano, seguendo Solow (1956), che la crescita economica tende al trend "naturale", dato dalla crescita della produttività e dalla crescita della popolazione, ma solitamente assumono pieno impiego. I manuali di macroeconomia spiegano, seguendo Friedman (1968), che la disoccupazione tende al tasso "naturale", dato dalla condizioni economiche reali, senza però studiare la crescita economica. Quindi, la teoria tradizionale implica che crescita economica e disoccupazione sono indipendenti, vale a dire dicotomiche. Tuttavia, si può osservare che se la curva d'offerta di lavoro nel modello di Solow non fosse rigida rispetto al salario, allora la crescita naturale determinerebbe una riduzione nella disoccupazione. Questo sgradevole risultato è chiamato il "problema di Solow".
Recentemente la dicotomia è stata riproposta impiegando l'ipotesi di sindacato dei lavoratori. In tal caso, infatti, la crescita economica non influenza la disoccupazione anche se la pseudo-offerta di lavoro è elastica (Layard - Nickell - Jackman, 1991), e gli shock che colpiscono la pseudo-offerta non influenzano la crescita (Gordon, 1995).
Il proposito principale di questo lavoro è quello di mostrare che nella letteratura stanno emergendo diversi tentativi per infrangere questa dicotomia, pur partendo dalle tradizionali ipotesi di agenti razionali e massimizzanti. Di conseguenza, politiche rivolte al mercato del lavoro possono avere effetti permanenti sulla crescita, e politiche orientate allo sviluppo possono avere effetti permanenti sulla disoccupazione.
Poiché i tentativi considerati sono molto diversi fra loro riguardo ad ipotesi, al metodo, ed agli obiettivi, questa rassegna impiega un'analisi grafica uniforme per valutare meglio le differenze e le novità.
Un primo tentativo identifica nella funzione della produzione Cobb-Douglas un particolare requisito necessario per la dicotomia . Rowthorn (1996) dimostra, per mezzo di una funzione CES, che se l'elasticità di sostituzione fra capitale e lavoro è inferiore all'unità, una crescita steady state della produttività implica una crescente disoccupazione. Si ripresenta pertanto il problema di Solow.
La presenza di costi di ricerca nel mercato del lavoro costituisce un'altra ipotesi che permette ad alcuni autori di studiare la relazione fra tassi di crescita di steady state e tassi costanti di disoccupazione. Pissarides (1990) trova una relazione negativa dovuta all'effetto di capitalizzazione dei profitti scontati, Aghion - Howitt (1994) trova una relazione positiva dovuta al prevalere dell'effetto distruttivo sui posti di lavoro dovuto alla crescita della produttività.
La nuova teoria della crescita endogena fornisce l'ipotesi di rendimenti costanti dei fattori accumulabili per spiegare i cambiamenti dei tassi di crescita dovuti a shock nella (pseudo-)offerta di lavoro. Secondo Daveri - Tabellini (1997) e Bean - Pissarides (1993) il tasso di crescita si riduce, mentre secondo Aghion - Howitt (1994) aumenta in seguito ad uno shock positivo.
Stadler (1990) studia un differente tipo di shock: quello monetario. Egli ottiene un effetto reale sia sulla crescita sia sulla disoccupazione, posto che venga assunto un sufficiente grado di esternalità nella produzione ed un salario temporaneamente rigido. Il metodo adottato non è semplicemente quello della comparazione dei trend di steady state, ma quello degli aggiustamenti ciclici.
Una ulteriore ipotesi che è stata esplorata per infrangere la dicotomia è quella della complementarità strategica tra le decisioni delle famiglie riguardo all'accumulazione di capitale umano, e le decisioni delle imprese riguardo all'impiego di lavoro. La sottostante ipotesi necessaria è che vi siano costi di ricerca che implicano l'anonimità della partnership fra lavoratori e posti. In tal modo emerge una relazione negativa e cumulativa tra crescita e disoccupazione, con la possibilità di soluzioni multiple di steady state.
Le conclusioni del lavoro sono le seguenti. Anzitutto, la soluzione del "problema di Solow", che implica un uguale spostamento verso l'alto delle curve di domanda e di (pseudo-) offerta di lavoro, e che permette alla dicotomia di sopravvivere, richiede ipotesi particolari. In secondo luogo, la relazione tra tassi di crescita steady state e tassi costanti di disoccupazione può essere negativa o positiva in dipendenza da alcune ipotesi-chiave, che fanno riferimento a complementarità, costi di ricerca, costi di aggiustamento, esternalità. In terzo luogo, il concetto di tasso di disoccupazione "naturale" perde di solidità teorica, in quanto la sua esistenza, stabilità e unicità può non essere garantita in presenza di una crescita di steady state, e in quanto non può più essere impiegato per distinguere tra aspetti reali e monetari. Infine, si potrebbe sostenere che alcuni risultati hanno un sapore classico, schumpeteriano o keynesiano.
Nonostante la varietà dei tentativi di infrangere la dicotomia, questa letteratura è ancora allo stato infantile, mancando in particolare di una trattazione adeguata di due problemi fondamentali: il passaggio dal ciclo al trend, e il connesso ruolo della moneta.
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