Economia Politica. Rivista di teoria e analisi
Sommario non tecnico

Il concetto di concorrenza posizionale è solitamente legato all'analisi dei comportamenti di consumo, e in particolare di quei beni, detti appunto posizionali, che hanno connotazioni di status e la cui utilità è data dal consumo relativo del soggetto rispetto alla quantità consumata dagli altri. Come già evidenziato da Hirsch nel saggio I limiti sociali allo sviluppo (1976), alcune tra le forme più comuni di concorrenza posizionale hanno però luogo attraverso l'acquisizione di beni strumentali piuttosto che di beni di consumo finali. Tra queste, un ruolo importante ha la concorrenza posizionale basata sul livello di istruzione. I singoli individui cercano di acquisire maggiori credenziali attraverso l'investimento (di tempo e danaro) in istruzione, in modo da emergere sugli altri e ottenere un ruolo privilegiato nell'organizzazione del sistema produttivo (e quindi un maggiore reddito o un maggiore prestigio sociale). Se l'organizzazione dei ruoli economici è fissa, ed il numero dei ruoli privilegiati non aumenta, con lo sviluppo del sistema economico, di pari passo con il livello dell'investimento in istruzione, si ha che nel tempo gli stessi ruoli economici risultano associati a livelli di istruzione più alti, ovvero occorre investire di più in istruzione per ottenere lo stesso risultato in termini di ruolo lavorativo. Aumenta l'entità dei beni strumentali a parità di beni finali: un risultato inefficiente.
Nella letteratura economica l'istruzione ricopre principalmente due diversi ruoli, e spesso nei modelli si enfatizza l'uno ignorando l'altro. In un primo tipo di modelli si evidenzia il ruolo di segnale del titolo di studio, ipotizzando che la produttività del lavoratore dipenda dalle sue abilità innate e sia indipendente dal livello di istruzione: il titolo di studio è utilizzato dal datore di lavoro nel decidere le assunzioni solo come screening device. Un secondo tipo di modelli si basa invece sul concetto di capitale umano. Gli agenti investono in istruzione per incrementare il proprio capitale umano, e quindi la produttività (e conseguentemente la remunerazione) del proprio lavoro. L'investimento in istruzione risulterà quindi sub-ottimale, ma proprio in virtù dell'effetto esterno (del ``ruolo sociale'') dell'istruzione individuale si avrà una crescita endogena del prodotto.
Questo lavoro è caratterizzato dall'adozione di quattro ipotesi particolari, che riguardano: a) il ruolo dell'istruzione; b) le modalità di decisione degli agenti; c) la retribuzione del fattore lavoro; d) il mercato del credito.
I due aspetti dell'istruzione (investimento in capitale umano e credenziale del lavoratore) vengono integrati mettendone in luce le caratteristiche posizionali. Le spese in istruzione da parte degli agenti incrementano il loro capitale umano. Essendo questo uno dei fattori di produzione, ciò ha effetti positivi sul prodotto aggregato. A livello individuale però, il movente dell'investimento in istruzione non è quello di incrementare la propria produttività, ma quello di acquisire delle credenziali con cui meglio competere sul mercato del lavoro, per tentare di ottenere un impiego meglio retribuito. Accanto all'esternalità positiva derivante dai benefici sociali dell'accumulazione di capitale umano, vi è pertanto un'esternalità posizionale negativa che ogni agente impone agli altri incrementando il proprio livello di istruzione, poiché così facendo riduce il contenuto informativo delle credenziali altrui. Il ruolo dell'istruzione come credenziale è introdotto nel modello in modo molto diverso rispetto ai modelli di segnalazione. In primo luogo, le abilità innate sono omogenee: l'istruzione non è quindi un segnale di abilità non osservabili, ma consente comunque di avere maggiori probabilità di ottenere un lavoro ben retribuito. Ciò è giustificato dal fatto che, poiché le decisioni di investimento in istruzione devono concretizzarsi prima che gli individui conoscano l'effettiva domanda di lavoro, una maggiore istruzione permette di incrementare il valore atteso della futura remunerazione del lavoro, ma non da mai la certezza di un lavoro migliore. Le decisioni di investimento avvengono quindi in un contesto di incertezza.
Il secondo punto di distacco dai modelli di segnalazione è dato dal fatto che le decisioni di istruzione non sono prese in modo strategico, ma in modo miope e parametrico, sulla base di aspettative sulle decisioni altrui formulate mediante l'osservazione degli investimenti praticati in passato. Tali aspettative vengono formulate utilizzando una rete neurale, secondo una metodologia già introdotta in precedenti lavori. Ogni agente compete contro tutti gli altri (in un certo senso, contro la società nel suo insieme), e ritiene il proprio contributo ininfluente sui comportamenti altrui. Il ruolo di credenziale dell'istruzione non deriva quindi dall'esito di equilibrio di un gioco con informazione incompleta, ma costituisce una delle ipotesi di partenza del modello: i diversi posti di lavoro sono assegnati in modo tale che i più istruiti hanno una maggiore probabilità di ottenere i posti migliori.
La remunerazione del lavoro è legata alla produttività media e all'organizzazione gerarchica della produzione: la struttura delle retribuzioni è fissata istituzionalmente, e non è tale da eguagliare, per ogni individuo, la retribuzione al contributo marginale effettivamente apportato alla produzione. Gli individui fronteggiano infatti un mercato del lavoro in cui la domanda è simile a quella di una grande azienda, dove vi sono un certo numero di posti qualificati che assicurano alte retribuzioni, ed un numero, generalmente più ampio, di impieghi ordinari, retribuiti ad un salario più basso. La presenza di un numero fisso di impieghi di vertice fa sì che gli individui si impegnino in una competizione posizionale per l'ottenimento degli impieghi più ambiti. Il fatto che il numero degli impieghi ad alta remunerazione sia ipotizzato fisso non significa assumere che le caratteristiche della domanda di lavoro siano date e immutabili. Gli agenti sanno che, anche se il mercato del lavoro è fluido e le figure professionali più richieste possono continuamente mutare, vi saranno comunque impieghi migliori (più retribuiti) ed impieghi peggiori, e che la retribuzione non sarà strettamente legata alla produttività individuale. Le decisioni di istruzione vengono prese in condizioni di incertezza, e svolgono un ruolo simile a quello delle spese in ricerca di rendite. L'acquisizione di una maggiore istruzione rende più probabile l'ottenimento di un impiego ad alto reddito: gli agenti partecipano ad una sorta di lotteria i cui pesi probabilistici sono determinati dalle loro scelte congiunte di investimento.
L'ultima ipotesi riguarda la totale imperfezione del mercato del credito, per cui l'investimento in istruzione non è finanziabile attraverso prestiti. Oggetto di analisi è un'economia con due generazioni sovrapposte, i cui componenti sono altruisti nei confronti dei figli e devono prendere decisioni riguardo i propri consumi e investimenti, sia in capitale fisico sia in capitale umano, soggetti a vincoli di liquidità. La generazione giovane non può ricorrere al prestito nel caso in cui le risorse di cui dispone risultino inferiori alla somma dei consumi e dell'investimento in capitale umano desiderati. Il fatto di non poter prendere a prestito e di ricevere un'eredità dai propri genitori fa sì che solo alcuni individui possano istruirsi e tentare di ottenere una maggiore remunerazione per il tempo impiegato nella produzione nella seconda parte della propria vita.
Del modello vengono presentate diverse simulazioni numeriche, relative a parametrizzazioni diverse, nelle quali vengono modificati la tecnologia, la reattività delle aspettative, la sperequazione tra i diversi livelli retributivi, il grado di meritocrazia del sistema. In presenza di vincoli di liquidità, date le ipotesi sul comportamento degli agenti (preferenze omotetiche, avversione al rischio, aspettative neurali) e sulla struttura istituzionale delle retribuzioni (la lotteria degli impieghi), il modello mostra come una maggiore mobilità sociale consenta a più agenti di competere per gli impieghi ad alto reddito, investendo in istruzione. La maggiore partecipazione alla gara posizionale fa sì che il sistema registri una maggiore accumulazione di capitale umano, e quindi una maggiore crescita del prodotto. Anche il grado di meritocrazia, dato dai rendimenti di scala del capitale umano nella determinazione del reddito da lavoro, risulta positivamente correlato all'accumulazione di capitale umano e quindi alla crescita economica. L'eterogeneità dei comportamenti è dovuta nel modello alla stessa ipotesi sulla retribuzione dei fattori, che divarica in ogni periodo i redditi delle due tipologie di lavoratori. Tale divaricazione non è mai definitiva, poiché gli impieghi vengono riassegnati in ogni periodo, e la mobilità sociale è sempre possibile. La velocità della crescita dipende proprio dal tasso di avvicendamento nell'attribuzione degli impieghi. Le configurazioni dei parametri che permettono una maggiore circolazione delle élite sono quelle che permettono di raggiungere i risultati migliori in termini di prodotto.
La relazione tra crescita e sperequazione retributiva risulta controversa. Una bassa sperequazione disincentiva gli investimenti, ma una sperequazione eccessiva, pur stimolando la spesa iniziale in istruzione, divarica poi troppo le risorse delle dinastie ad alto reddito da quelle a basso reddito, rendendo queste ultime impossibilitate a competere, e portando quindi ad una evoluzione più lenta del capitale umano. Anche la relazione tra il numero di impieghi di vertice e la competizione in istruzione non è univoca, ed anche il ruolo dell'istruzione obbligatoria (rappresentata dal capitale umano innato) è duplice: da un lato, aumenta il capitale umano di partenza (gratuitamente ottenuto), e quindi il prodotto ed il monte salari, rendendo così più appetibile la gara posizionale. Per tale motivo, un maggiore livello di conoscenza diffusa solitamente conduce verso maggiori investimenti e maggiore crescita. D'altro canto però, esso comporta maggiore capitale umano anche per chi non investe nulla, e quindi un suo aumento eccessivo può disincentivare la competizione posizionale (all'aumentare del livello innato di capitale umano, gli agenti trovano più costoso distinguersi, ovvero incrementare le proprie probabilità di successo, investendo in istruzione).
Le parametrizzazioni più idonee all'incentivazione degli investimenti in capitale umano sono quelle che rendono appetibile la gara posizionale mettendo in palio ampi premi in numero limitato, mantenendo però sempre anche i più poveri in grado di competere efficacemente ogni qualvolta le dinastie più ricche tendono a diminuire i propri investimenti in istruzione.
RAIMONDELLO ORSINI è borsista post-dottorato presso l'Università degli Studi di Bologna, Dipartimento di Scienze Economiche, Strada Maggiore 45, 40125 Bologna
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