Economia Politica. Rivista di teoria e analisi
Sommario non tecnico

Uno dei filoni più interessanti della letteratura economica degli ultimi due decenni è senza dubbio quello che ha analizzato natura ed origine delle organizzazioni, consentendo di arricchire la rappresentazione dell'economia fornita dalla teoria tradizionale con importanti elementi di realismo.
In questi studi le organizzazioni sono interpretate come entità distinte dall'insieme degli agenti che le compongono, nelle quali l'autorità in materie non coperte da accordi o contratti tra le parti è delegata ad uno o più soggetti. Particolarmente numerosi sono stati i contributi alla teoria dell'impresa, quale istituzione che garantisce l'efficienza dell'attività produttiva in presenza di costi di transazione nell'uso del mercato.
Tracciando un parallelo con la teoria dell'impresa, in questo lavoro viene proposta una rappresentazione del sindacato come contratto incompleto con delega dell'autorità ad un leader. Nel secondo paragrafo vengono esposte le ragioni per cui la rinuncia ad una gestione assembleare della tutela degli interessi dei lavoratori e la delega dell'autorità ad un leader possano risultare una soluzione organizzativa efficiente.
Nel seguito del lavoro si studia come assetti alternativi della delega dell'autorità all'interno del sindacato possano condizionare gli esiti della contrattazione salariale. Il problema è affrontato attraverso l'analisi di un semplice modello di determinazione di salario e occupazione con minacce di azione sindacale, che è una variante del modello di Moene (1988) ed è presentato nel terzo paragrafo. Nel quarto paragrafo è analizzato l'equilibrio nel caso in cui chi contratta per la parte sindacale sia uno dei lavoratori, mentre nel quinto paragrafo sono contenute l'analisi e la discussione del caso in cui il sindacato sia guidato da un leader professionista, che abbia discrezionalità piena in fase di contrattazione.
Si mostra che nella contrattazione sul saggio di salario i lavoratori possono trarre vantaggio dal delegare l'autorità ad una dirigenza sindacale professionista, che non debba sostenere direttamente i costi delle azioni sindacali. Questo consente infatti ai lavoratori di rendere credibile il ricorso agli strumenti di pressione più efficaci anche se per loro più onerosi, superando l'incoerenza temporale delle minacce di azione sindacale da mettere in atto in presenza di interruzioni nel processo di contrattazione e rafforzando la forza contrattuale del sindacato. Da questo punto di vista il rapporto tra iscritti e leadership sindacale è un ulteriore esempio di delega strategica. In particolare si considera l'alternativa tra due strumenti di azione sindacale: lo sciopero e lo sciopero bianco. Se lo sciopero bianco è in larga misura meno efficace nel danneggiare l'impresa e nel contempo meno costoso, per i lavoratori, dello sciopero, un sindacato guidato da un professionista utilizzerà come minaccia credibile lo sciopero, mentre un sindacato in cui la contrattazione è gestita direttamente dai lavoratori utilizzerà lo sciopero bianco. Il salario e il numero di occupati di equilibrio saranno più elevati nel primo caso e, dunque, l'assetto del sindacato con delega dell'autorità ad un leader professionista sarà preferibile alla contrattazione diretta.
Si noti che l'organizzazione del sindacato con delega ad un leader professionista può dunque risultare preferibile alla contrattazione diretta non solo dal punto di vista dei lavoratori, ma anche rispetto al fine di massimizzare il surplus totale dell'attività produttiva, giacchè in equilibrio ad esso corrisponde un numero di occupati più elevato. Quindi tale assetto istituzionale, oltre a garantire un beneficio privato ai lavoratori, in certi casi è funzionale al perseguimento del benessere sociale.
L'analisi ha significative implicazioni relative alla discussione sul problema della democrazia interna del sindacato, sottolineando come esista un trade-off tra efficacia dell'azione sindacale e misura della partecipazione diretta degli iscritti al processo decisionale. Una disciplina legislativa della democrazia interna del sindacato, che indebolisse la struttura gerarchica del potere decisionale al suo interno, rischierebbe dunque, secondo i risultati dell'analisi proposta, di indebolire la posizione contrattuale del sindacato e di danneggiare alla fine i lavoratori stessi. D'altra parte, il diritto all'autodeterminazione dei lavoratori nei rapporti con il sindacato sembra meritevole di un'adeguata tutela. La decisione circa l'effettiva estensione di tale tutela dovrà tener conto di entrambe queste ragioni.
merzoni@mi.unicatt.it
Ritorna alla Home Page
Ritorna all'Indice
Redazione: econpol@spbo.unibo.it
Webmaster: lrossi@spbo.unibo.it