Economia Politica. Rivista di teoria e analisi

Sommario non tecnico

Il vantaggio di poter bussare due volte: contratti bancari ed usura, diritti di proprietà e valore della rinegoziazione (J.E.L. G18, K42)

di Marco Battaglini e Donato Masciandaro

in Economia Politica, n.3, 2000


Non-Technical Summary: Marco Battaglini and Donato Masciandaro (not available)

Nella letteratura economica, all'usuraio non viene solitamente riconosciuta alcuna specificità che lo differenzi dal banchiere: costui è un soggetto che offre un contratto di indebitamento che ha le stesse caratteristiche qualitative di quello bancario, a condizioni quantitativamente differenti.

Nel presente lavoro si segue un'impostazione completamente diversa: il contratto d'usura è qualitativamente diverso da quello bancario, a seguito di imperfezioni esterne ai mercati del credito, legate ad inefficienze proprie dei meccanismi di tutela e di trasferimento dei diritti di proprietà. In un contesto in cui la tutela e il trasferimento dei diritti di proprietà sono imperfetti, infatti, il valore dei beni e delle proprietà dati in garanzia per i prestiti dipende dalla "tecnologia" a disposizione del creditore per farli rispettare. La specificità del credito usurario nasce proprio da una diversa "tecnologia" (illegale) nel recupero dei crediti e, quindi, da una diversa valutazione delle garanzie offerte e delle prospettive reddituali attese del debitore. Poiché il fenomeno dell'usura dipende dalla differenza fra la tecnologia del creditore legale e quella (illegale) dell'usuraio, i termini dell'accordo debitore-creditore (in particolare il tasso d'interesse) non devono essere visti come l'elemento caratterizzante: essi sono la conseguenza di rapporti diversi. Coerentemente il differenziale di interesse richiesto dall'usuraio rispetto alla banca non può essere il dato esogeno da cui parte l'analisi teorica, ma il risultato endogeno della stessa. In questo articolo si mostra come un agente possa trovare ex ante ottimo farsi finanziare da un usuraio, anche quando non sia razionato al momento della scelta delle fonti di finanziamento, accettando di pagare tassi di interesse più alti. La ragione, come spesso accade, può riassumersi in un dilemma di scelta. La banca (il prestatore legale) offre credito più a buon mercato, ma in caso di una bassa probabilità di realizzazione di reddito nel breve periodo, fornisce minori garanzie di rinegoziazione del debito nel caso di illiquidità. Il debitore, quindi, teme che in caso di illiquidità non riuscirà a godere di tutto il surplus che l'investimento potrebbe produrre, perché si troverebbe costretto a fallire. L'usuraio, invece, potendo recuperare la garanzia con maggiore facilità (utilizzando se necessario metodi illegali) e potendo estrarre maggiori benefici privati dall'investimento, sceglie, in caso di illiquidità, di rinegoziare con probabilità più alta, garantendo una più alta probabilità di continuazione al debitore. In contropartita, però, l'usuraio presterà all'investitore ad un tasso superiore. L'investitore dovrà scegliere fra un costo certo più alto del credito, associato ad un'alta probabilità di rinegoziare se le cose vanno male, ed un minor costo del debito, associato ad una minore probabilità di rinegoziare: questo è il dilemma di scelta.

Da questa analisi emergono due fondamentali aspetti, che non sono generalmente associati al problema dell'usura: a) la tutela dei diritti di proprietà (il vantaggio dell'usuraio deriva da una tecnologia più efficace nel recupero dei crediti rispetto alla banca e dipende dall'efficienza del sistema giuridico: al diminuire di quest'ultima, il vantaggio cresce); b) struttura finanziaria (l'inefficienza descritta nel modello deriva dal fatto che, se si verifica illiquidità, la banca non ha la tecnologia giusta per rinegoziare il credito, dunque preferisce il fallimento: in un mondo ideale, in caso di illiquidità, la banca dovrebbe cedere il credito all'agente che ha la tecnologia adatta e finanziare nel breve il debitore, che non si vedrebbe così obbligato a ricorrere direttamente all'usuraio, che è in possesso della tecnologia più efficace).

Queste osservazioni sembrano confermate dal fatto che, empiricamente, l'usura è presente quando la tutela dei diritti di proprietà è più tenue e il sistema finanziario più arretrato: alla fine del lavoro teorico, si è testata la relazione che intercorre fra i casi d'usura riscontrati dalle autorità in Italia nel 1995 e alcune variabili descrittive dello stato del sistema giuridico e della tutela dei diritti di proprietà per le regioni italiane. I dati non smentiscono la possibilità di una relazione tra diffusione dell'usura e inefficace difesa dei diritti di proprietà.

L'utilizzo dell'analisi economica nel descrivere il reato in esame, ci ha permesso di cogliere la peculiarità dei contratti usurai rispetto a quelli legali, che si fonda sulla diversità della funzione obiettivo degli usurai rispetto alle banche (in particolare, differiscono la finalità del contratto di credito, il ruolo e il valore della garanzia, i metodi di rinegoziazione). Tale premessa ci può guidare nel valutare, dal punto di vista della teoria economica, il recente intervento legislativo (legge n. 108, 1996) in materia di usura. Quest'ultimo utilizza il solo livello dei tassi di interesse per discriminare tra un contratto illegale ed uno legale, per cui al concetto di contratto d'usura si sostituisce quello di tasso di interesse d'usura (o approccio della soglia). Tale scelta appare contestabile per due ragioni fondamentali: si prescinde nell'identificare il reato dalle peculiarità dei soggetti coinvolti (usurati, ma soprattutto usurai), che abbiamo qui dimostrato essere fondamentali dal punto di vista dell'analisi economica; si utilizza lo strumento della soglia che si presta ad essere attaccabile da più parti (sono stati individuati difetti nelle classificazioni, nelle scansioni temporali, nei meccanismi di adeguamento).

L'analisi sviluppata in questo lavoro consente di trarre alcune considerazioni finali circa la necessità nel nostro Paese non solo di riconsiderare attentamente, allo scopo di combattere il fenomeno dell'usura, la legge sopra citata, ma anche di indagare in modo sistematico la pluralità dei legami tra tali fenomeni criminosi ed una generalizzata inefficienza della giustizia, civile e penale.

Un fenomeno di criminalità economica quale l'usura richiede efficienza dell'apparato investigativo, di quello repressivo, ma anche di quello amministrativo e della giustizia civile. In questo lavoro si è messo in luce il legame esistente tra inefficienza della giustizia civile, comportamenti degli intermediari bancari, e rischi di diffusione dell'usura.

Quanto meno efficiente è la giustizia, tanto più alta e diffusa è la sfiducia, tanto più necessario è spendere risorse e tempo nel cercare di ridurre l'incertezza e garantire il rispetto degli accordi. In tale contesto il rischio è che si diffondano tra gli operatori legali comportamenti che possono ridurre l'efficienza nell'allocazione delle risorse, in particolare del credito. In parallelo, aumentano gli spazi, come mostrato nel presente lavoro, per l'attività di operatori illegali.

Questo studio ha cercato di mostrare come taluni tratti socialmente non soddisfacenti della condotta degli intermediari, che aumentano i rischi di diffusione dei mercati dell'usura, possano essere il risultato endogeno di un sistema della giustizia inefficiente.


MARCO BATTAGLINI è Ph. D. Student alla Nortwestern University, Department of Economics, 2005 Sheridan Road, Evanston 60208, Illinois, USA
mba260@casbah.acns.nwu.edu
DONATO MASCIANDARO è professore associato in economia politica alla Università degli Studi di Lecce, Facoltà di Economia, e presso il Centro Paolo Baffi della Università Bocconi di Milano, Via Sarfatti 25, 20136 Milano
donato.masciandaro@uni-bocconi.it

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