Economia Politica. Rivista di teoria e analisi

Sommario non tecnico

Silva Marzetti

Il comportamento razionale del policy maker

in Economia Politica, n.3, 1998


Non-Technical Summary: Silva Marzetti (not available)

Un sistema economico è il risultato del comportamento di una miriade di agenti che hanno come obiettivo la soddisfazione dei loro bisogni e che la scienza economica riduce a poche classi rappresentative: famiglie, imprese, governo, associazioni sindacali e imprenditoriali, e così via. Il loro compito fondamentale è distribuire risorse scarse fra scopi alternativi: essi agiscono razionalmente se raggiungono gli obiettivi prefissati rispettando i vincoli stabiliti dalla scarsità. Perciò, dato che il sistema economico, inteso come struttura, azioni e conseguenze, è il prodotto dell'umanità, la scienza economica ha come fondamento metodologico il postulato della razionalità che ne costituisce il centro logico. Invero, ciò che impedisce di commettere errori è lo sforzo di rendere l'azione conforme al rigore della logica.

La scienza economica distingue fra decisore privato e decisore politico. Noi ci occuperemo del comportamento razionale del decisore politico il cui intervento nel sistema economico è giustificato dal fatto che il mercato fallisce. Più specificatamente, vogliamo prestare attenzione a come egli decide e non a cosa decide razionalmente, dato che chi agisce può possedere una vera e propria gerarchia di meccanismi razionali. Perciò il nostro interesse è puramente metodologico; e da questo punto di vista hanno poca importanza le situazioni economiche specifiche, le quali sono considerate solo come esempi di specifici comportamenti razionali. Tuttavia, l'analisi viene circoscritta alla politica macroeconomica rimandando il lettore, per quanto riguarda l'agire microeconomico, ai numerosi lavori di H.A. Simon il quale si è occupato particolarmente del comportamento razionale dell'imprenditore e delle organizzazioni nella convinzione che possa essere esteso anche al consumatore e al policy-maker.

Si sostiene, pertanto, che la macroeconomia normativa sia caratterizzata da un complesso di teorie economiche che, dal punto di vista della razionalità, non è possibile analizzare secondo un unico criterio. Infatti, accogliendo la terminologia di P. Morgin (1984), mostriamo che attualmente la politica macroeconomica, nell'ambito del concetto di razionalità soggettiva o strumentale che non si occupa di scegliere razionalmente i fini ultimi, ma dei mezzi per raggiungere fini dati, ammette due criteri di razionalità differenti e antagonisti: il riduzionismo bayesiano e il dualismo razionale: Essi possono essere considerati come due modi diversi di affrontare l'incertezza che pervade i fenomeni economici. Il riduzionismo bayesiano si rifà alla teoria “classica” e non presuppone alcun limite alla capacità degli agenti di trattare le informazioni; perciò esso non ammette situazioni di razionalità procedurale. Tale approccio è quello più utilizzato dagli economisti; anzi è spesso considerato come l'unico razionale. Il dualismo razionale, invece, ammettendo anche l'esistenza di tali limiti, risponde all'incertezza mirando a individuare procedure diverse da quella della massimizzazione dell'utilità attesa. Questo criterio non riscuote ancora del tutto il favore della comunità scientifica, ma noi sosteniamo che esso è alla base della Teoria della politica economica di J. Tinbergen.

Pertanto, pur prestando sempre attenzione alla logica del riduzionismo bayesiano, ci occupiamo soprattutto delle logiche del dualismo razionale applicate alla macroeconomia normativa; in particolare tentiamo di dare una risposta alle seguenti domande: nell'ambito della macroeconomia normativa, qual'è il concetto di razionalità sostanziale accolto dal dualismo razionale? E, nell'ambito di tale approccio, quali sono le principali procedure razionali considerate dalla teoria della politica economica, sia che il policy-maker interagisca o no con il proprio ambiente, o che abbia o no la preoccupazione di essere rieletto, o quella di tutelare interessi di parte? Inoltre, quale è il concetto di razionalità generalmente utilizzato in pratica dal policy-maker?

A tale scopo, il lavoro è organizzato nel modo seguente. La prima parte pone l'attenzione sul concetto generale di razionalità nell'ambito del quale svolgeremo l'analisi, ovvero quello di razionalità soggettiva o strumentale e sui concetti di razionalità individuale e strategica in cui innanzitutto lo distinguiamo. La seconda parte analizza i concetti di razionalità sostanziale e procedurale e distingue fra riduzionismo bayesiano e dualismo razionale, mentre la terza li applica alla teoria della politica economica che consideriamo rispetto a un decisore benevolente. La parte quarta pone l'accento sulla relazione fra aspettative razionali e razionalità limitata e introduce il concetto di apprendimento, il quale viene riconsiderato nella parte quinta che pone l'attenzione sulla razionalità strategica. Invece, il comportamento razionale di un policy-maker che non è benevolente, ma che è opportunista o partigiano, è affrontato nella parte sesta, mentre la parte settima si occupa, se pur brevemente, della ragione pratica, ovvero di quale, fra i meccanismi razionali di scelta accolti dalla teoria normativa, si ritiene che sia prevalentemente utilizzato nella pratica della politica economica.

Come risulta dall'analisi svolta, noi sosteniamo che nell'ambito del dualismo razionale il concetto di razionalità sostanziale è identificabile con quello della teoria delle aspettative razionali di Sargent, che esclude che le probabilità soggettive siano diverse da quelle oggettive; esso è più ampio di quello di Simon, il quale si riferisce alla razionalità onisciente, ma è più restrittivo di quello di Harsanyi che appartiene al riduzionismo bayesiano e che non esclude che le probabilità soggettive possano essere diverse da quelle oggettive. Inoltre mettiamo in evidenza che le procedure del dualismo razionale, considerate generalmente dalla teoria normativa, sono quella dell'alternativa soddisfacente, che corrisponde a un modello a obiettivi fissi, e quelle dell'ottimizzazione approssimata che si traducono in modelli a obiettivi flessibili; in particolare riteniamo che la minimizzazione di una funzione di perdita, rispetto alla massimizzazione di una funzione obiettivo e al criterio dell'alternativa soddisfacente, può solo fornire una soluzione di third best. E questo vale sia che l'obiettivo riguardi il benessere sociale, sia che riguardi un obiettivo partigiano o opportunistico; infatti ciò che è in discussione secondo la distinzione fra razionalità sostanziale e procedurale non è la natura del fine, ma come esso è raggiunto a seconda della situazione del policy-maker riguardo all'informazione disponibile e alla capacità computazionale.

Infine, poichè ci chiediamo anche quale, fra riduzionismo bayesiano e dualismo razionale, può essere considerato il principio più valido, noi accogliamo riguardo alla teoria macroeconomica normativa, come criterio di giudizio, quello del confronto con la pratica. Così mostriamo che tale confronto favorisce attualmente il dualismo razionale e, in particolare, la procedura dell'alternativa soddisfacente. D'altra parte, non va messo in secondo piano il fatto che la Teoria della politica economica è nata proprio dall'esigenza di offrire metodi validi alla soluzione di problemi concreti, e perciò, nel linguaggio di Mongin, essa ha accolto ancor prima di Simon il criterio del dualismo razionale.

Tuttavia, siamo consapevoli che, se è facile fare meglio della teoria classica dal punto di vista normativo, non è altrettanto facile ritrovare il suo potere di unificazione dei modelli: da una parte esiste una pluralità di modelli che si basano su alcuni principi comuni, ma che spesso sono non simili, dall'altra essi hanno carattere ibrido. Così è difficile ordinarli in una vera e propria teoria.

Esiste, perciò, la convinzione che si debbano dedicare ancora molte energie alla costruzione di una teoria della razionalità sostanziale.

Noi auspichiamo, quindi, che gli studi sulla teoria delle scelte razionali procedano nel senso di migliorare la conoscenza delle procedure tramite le quali l'agente razionale, in particolare un policy-maker, decide in concreto riguardo all'allocazione delle risorse. A tale scopo, crediamo che la ricerca economica non possa fare a meno di tenere presente i risultati degli studi di psicologia cognitiva, di ricerca operativa e sull'intelligenza artificiale per comprendere meglio i meccanismi reali della mente umana e per costruire modelli di comportamento sempre più adatti a rappresentare i processi concreti di scelta.


SILVIA MARZETTI è assistente ordinario di politica economica all'Università degli Studi di Bologna, Facoltà di Economia, Dipartimento di Scienze Economiche, Strada Maggiore 45, 40125 Bologna
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