Economia Politica. Rivista di teoria e analisi
Sommario non tecnico

Il concetto di complessità appartiene ormai a pieno titolo al vocabolario degli economisti. Occorre riconoscere, tuttavia, come fino a non molto tempo fa a tale termine siano stati assegnati i significati più disparati, da banale sinonimo di complicato e difficile da risolvere fino all'interpretazione in termini di complessità delle dinamiche caotiche. Da alcuni anni le cose sono fortunatamente cambiate. Una maggiore apertura al dialogo interdisciplinare ha infatti permesso alla professione di chiarire quale sia il corretto significato da attribuire al concetto di complessità.
In via del tutto generale, un sistema complesso è composto da un numero elevato di parti o elementi distinti che interagiscono tra loro. Un sistema complesso è quindi inerentemente non-riducibile, intendendo con ciò l'impossibilità di esaminarne il comportamento qualora esso venga scomposto e le singole parti che lo compongono siano analizzate separatamente. Caratteristica fondamentale di questi sistemi è che, in presenza di alcune circostanze particolari, le interazioni non-lineari tra le sue componenti danno luogo a comportamenti aggregati sufficientemente ordinati. In tal caso, si è soliti affermare che il sistema esibisce una struttura macroscopica 'emergente'.
Una volta chiariti gli aspetti definitori, risulta evidente come adottare l'approccio alla complessità nell'ambito dell'analisi economica presuppone la necessità di porre una giusta attenzione al modo nel quale gli individui entrano in contatto e interagiscono tra loro. Lo scopo principale del presente lavoro consiste quindi nel focalizzare l'attenzione su alcuni dei modi con i quali la ricerca più recente ha tentato di modellare i fenomeni di interazione sociale. Come era logico attendersi, tuttavia, l'approccio 'complesso' allo studio dell'economia ha mutuato metodi e strumenti analitici sviluppati in ambiti d'indagine - in primo luogo le scienze biologiche - in cui l'idea stessa di complessità ha fatto la propria apparizione da maggior tempo, per loro natura estranei alla 'cassetta degli strumenti' tradizionalmente usata dagli economisti. E' proprio questo il motivo per cui, invece di passarne in rassegna gli aspetti concettuali, preferiamo dedicarci ad una presentazione di alcune tra le tecniche matematiche maggiormente utilizzate nell'ambito dell'economia delle interazioni sociali.
Occorre ribadire con forza, tuttavia, che l'utilizzo di formulazioni analitiche estranee alla tradizione non deve essere vista come fine a se stessa, quanto come una fase preliminare, e per ciò stesso ancora in via di affinamento, di un ambizioso progetto di riformulazione dei fondamenti microeconomici della macroeconomia. A questo proposito, alcune brevi riflessioni di natura metodologica si rendono necessarie.
In primo luogo, pensare ad un'economia come ad un sistema complesso in continua evoluzione implica l'abbandono della visione riduzionista tipica della macroeconomia di ispirazione neo-classica, nella quale la società è vista come una collezione di agenti uguali tra loro, le cui azioni sono oggetto di procedure di aggregazione molto spesso discutibili. Ad onor del vero, i teorici fautori dell'impianto Walrasiano non negano affatto la presenza di interazioni, anche se esse vengono interpretate in modo del tutto particolare. Per usare le parole di Samuelson (1963) "[...] individualistic atoms of the rare gas in my balloon are not isolated from the other atoms. Adam Smith [...] was well aware of that. What he would have stressed was that the contacts between the atoms were organized by the use of markets and prices". Rimane da chiarire, perciò, in quale modo la letteratura sviluppatasi a partire dall'idea di interazione sociale si discosti da questa visione. In via del tutto generale, è agevole individuare almeno due punti di divergenza sostanziale. Da un lato, si mette in luce come non solo i prezzi siano in grado di convogliare informazioni utili al processo decisionale individuale. Quest'ultimo risulta influenzato anche e soprattutto dall'osservazione diretta, vale a dire non mediata attraverso il vettore dei prezzi, del comportamento tenuto dagli altri. D'altro canto, si elimina definitivamente la funzione di coordinamento del banditore, cioè l'istituzione di mercato che organizza gli atomi nella parabola di Samuelson, preferendo individuare sotto quali condizioni una struttura di interazioni tipicamente non-cooperative a livello micro garantisce l'emergere di strutture aggregate 'ordinate'.
In secondo luogo, dobbiamo riconoscere che l'enfasi sulla necessità di utilizzare la nozione di interazione sociale diretta quale pietra d'angolo teorica di una nuova 'microfondazione' della macroeconomia sembra non attribuire il giusto valore ad un approccio che da tempo ha fatto propria l'ipotesi di interdipendenza a livello individuale, vale a dire la teoria dei giochi. Nella cosiddetta versione full blown di un modello di interazione strategica ogni agente tiene conto, nell'elaborazione della propria strategia ottimale, delle azioni di tutti gli altri giocatori, ed è consapevole del fatto che anche gli altri faranno lo stesso. Tale strada, se perfettamente coerente con l'analisi di fenomeni tipicamente microeconomici, risulta scarsamente praticabile quando si voglia passare da modelli micro a modelli più prettamente macroeconomici. All'aumentare del numero degli agenti coinvolti, le difficoltà computazionali che ciascun giocatore incontra nella determinazione della propria strategia ottimale implicano che di fatto solo in alcuni casi molto particolari - tipicamente, il caso di simmetria - si possa procedere ad una analisi completa delle soluzioni del gioco.
Un primo modo di aggirare il problema - ampiamente utilizzato nella letteratura che si occupa di interazioni sociali - consiste nell'ipotizzare che, data l'elevata numerosità della popolazione tipica di un modello macroeconomico, gli agenti ritengano non necessario elaborare le proprie decisioni in termini di risposte strategiche al comportamento tenuto dagli altri, nella consapevolezza che il 'peso' delle proprie azioni sul totale dell'economia sia di fatto trascurabile. L'osservazione di ciò che 'fanno gli altri' viene quindi tradotta in comportamenti secondo regole del pollice o euristiche. In questo caso, si è soliti parlare di interazioni non strategiche.
Alcuni studiosi, al contrario, hanno preferito rivolgersi a quelli che nella letteratura hanno assunto la definizione di 'giochi di interazione'. Nella sua formulazione più generale, il gioco prevede la partecipazione di numero finito o infinito di giocatori che interagiscono strategicamente tra loro. Ogni agente gioca però solo con un sottoinsieme della popolazione, che in gergo costituisce il suo 'vicinato'. Il pay-off di ciascun giocatore dipende quindi dalle azioni adottate dagli agenti con cui egli effettivamente interagisce, ma è indipendente dalle azioni adottate dagli altri giocatori. Dato che i vicinati si sovrappongono – b è un vicino sia di a che di c, pur non essendo a e c vicini - ogni agente gioca - indirettamente - anche con tutti i membri della popolazione non compresi nel proprio vicinato. L'equilibrio del gioco di interazione è dato dal profilo delle strategie miste di ciascun giocatore, tali che ogni giocatore massimizzi la somma dei pay-off che egli riceve da ciascuna interazione 'a due' intrattenuta con i propri vicini. Questo schema limita sensibilmente la quantità di informazioni che ciascun agente deve processare, e può essere utilizzato per fornire un'interpretazione strategica a molti dei modelli di interazione sociale non strategica.
Il lavoro risulta strutturato nel seguente modo. Il paragrafo 2 passa in rassegna le motivazioni teoriche che spingono per un abbandono della figura dell'agente rappresentativo, a favore di un approccio basato sulle interazioni sociali. Seguendo la distinzione recentemente proposta da Kirman (1995) tra interazioni di tipo globale, oggetto d'indagine del paragrafo 3, e di interazioni di tipo locale, analizzate nel paragrafo 4, vengono quindi presentate le nozioni di base ed i risultati più importanti delle formalizzazioni analitiche utilizzate nell'ambito dell'economia delle interazioni sociali. Il quinto paragrafo, infine, contiene alcune brevi riflessioni conclusive.
EDOARDO GAFFEO è borsista post-dottorato presso il Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi
di Trento, Via Inama 5, 38100 Trento
egaffeo@student.gelso.unitn.it
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