Economia Politica. Rivista di teoria e analisi

Sommario non tecnico

Stefano Fiori

Conoscenza e informazione in F.A. von Hayek

in Economia Politica, n.3, 1998


Non-Technical Summary: Stefano Fiori (not available)

La tesi di fondo che si intende sostenere nel saggio è che in Hayek sembrano convivere, con statuto non sempre ben definito, due nozioni di conoscenza. La prima è la conoscenza informazionale (o informazione), consistente in un insieme mutevole di dati, la quale è "dispersa" in piccole quote fra gli agenti e non può essere contenuta, data la sua vastità, in una singola Mente-Stato. La seconda è la conoscenza, solitamente definita "inarticolata", la quale, più in generale, è da intendersi come una capacità di scoprire opportunità (anche e soprattutto imprenditoriali), la cui peculiarità non consiste nell'accumulare dati al fine di ridurre il gap informazionale, ma nel saperli rielaborare, aggregare e utilizzare proficuamente. La prima è una nozione sostanzialmente computazionale, nonostante sia descrivibile in termini di flusso. Essa è perciò confrontabile, con le dovute cautele, tanto con l'analogo concetto neoclassico, quanto con le nozioni derivanti dalla letteratura sull'economia dell'informazione. La seconda, al contrario, non può essere com-presa in tali ambiti poiché, dinamicamente, rappresenta un potere della mente, una capacità astratta, uno strumento operativo che non può essere calcolato e misurato, proprio perché la sua caratteristica principale consiste tendenzialmente nel trasformare ad ogni istante del tempo i dati preesistenti. Anch'essa, dunque, come la prima, è "dispersa" in quanto è distribuita eterogeneamente fra una massa di individui. Ma tale dispersione non riguarda il fatto che i dati sullo stato del mondo esistano in forma parcellizzata e incomponibile, né che essi costituiscano un flusso incessante al quale si accede solo parzialmente, quanto che la conoscenza è essenzialmente uno strumento che, operando, muta in continuazione la percezione del mondo di ciascun individuo. Essa, conseguentemente, non può essere pensata come un elemento omogeneo, presente allo stesso modo negli agenti, e persino in uno stesso individuo considerato in momenti diversi del tempo. Tale percezione, infatti, dipende da diversi fattori, non egualmente distribuiti fra i soggetti (capacità di utilizzare informazioni vecchie e nuove, di rielaborazione, di apprendimento etc.). L'informazione, in breve, per quanto frammentata e suscettibile di indefiniti incrementi, si qualifica nell'ordine dei problemi quantitativo-computazionali, anche perché di essa si conosce la quota-parte "rilevante" che ciascun individuo impiega per i propri piani. La conoscenza, viceversa, (in quanto trasformazione dell'informazione stessa) si pone nell'ordine dei problemi qualitativi, vale a dire del come si realizzano i processi cognitivi. Tale visione, evidentemente, contrasta con quella che identifica meramente la conoscenza con l'informazione, sebbene non si neghi affatto la loro reciproca complementarietà. E' nostra opinione che entrambe le concezioni coesistano nell'opera di Hayek e che in molti casi esse si sovrappongano, come se mancasse un elemento teorico capace di conferire loro un carattere enunciativo maggiormente definitorio. Tutto ciò può spiegare perché alcuni ragionamenti hayekiani possano mostrare una certa oscurità a seconda che si faccia prevalere l'una o l'altra nozione .

Nel saggio, dunque, in primo luogo si cerca di esplicitare le accezioni del concetto hayekiano di informazione, sottolineandone tanto la complessità, quanto le novità rispetto alla tradizione neoclassica.

In secondo luogo si analizza il concetto di conoscenza, collegandolo a ulteriori nozioni quali le "regole generali di condotta", l'"evoluzionismo", le "aspettative", l'"ordine spontaneo" etc. In particolare si osserva che, nell'opera di Hayek, è con lo specificarsi di una coerente concezione evoluzionistica, applicata tanto alla mente, quanto alle istituzioni sociali, che aumenterà la differenza fra i due concetti in questione. Per questa via, infatti, la conoscenza acquisirà progressivamente maggiori elementi di determinazione.

Inoltre, per contro a un'opinione generalmente condivisa, si cerca di mostrare come sostanzialmente la nozione hayekiana di "conoscenza inarticolata" non sia pienamente assimilabile alla nozione di "conoscenza tacita" o "personale" di M. Polanyi. Riteniamo che tale differenza, nonostante il richiamo di entrambi gli autori alla psicologia della forma e il comune riferimento all'idea di "ordine spontaneo", possa indurre qualche ripensamento sull'opera dell'economista austriaco.


STEFANO FIORI è ricercatore in economia politica all'Università degli Studi di Torino, Facoltà di Giurisprudenza, Dipartimento di Economia, via Po 53, 10124 Torino
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