Economia Politica. Rivista di teoria e analisi

Sommario non tecnico

Maria De Paola

Cambiamento abitudinario delle preferenze: il ruolo svolto dalle ipotesi sulla razionalità individuale (J.E.L.: D11, D19)

in Economia Politica, n.2, 2000


Non-Technical Summary: Maria De Paola

L'homo economicus protagonista della teoria economica ortodossa notoriamente è descritto come un soggetto perfettamente razionale ed egoista, che massimizza una funzione di utilità definita a partire da preferenze stabili su tutti i possibili oggetti di scelta. Inoltre, le sue preferenze sono date esogenamente e non sono influenzate dal suo comportamento economico.

Negli ultimi anni, a fronte delle difficoltà incontrate dalla teoria ad interpretare alcuni importanti fenomeni economico-sociali, ci si è da più parti chiesti se il riferimento a questo soggetto sia effettivamente proficuo. Pertanto, non sembra inopportuno domandarsi se l'homo economicus, dopo aver regnato sovrano per decenni non sia in pericolo. E se ciò fosse, chi andrebbe a sostituirlo? Per rispondere bisogna analizzare gli elementi che caratterizzano il soggetto che si vuole rappresentare. Da un'ampia evidenza empirica si riscontrano elementi che tendono a contrapporsi a quelli contenuti nell'ideal tipo economico. Infatti, emerge un individuo le cui preferenze sembrano essere determinate dal tipo di contesto socio-economico in cui è inserito e che nelle sue azioni è mosso da motivazioni più complesse di quelle dettate dal puro interesse personale, in cui hanno spazio elementi come l'altruismo, il senso della giustizia, la vendetta e, infine, che è limitato nelle proprie scelte entro i confini dettati dalla sua imperfetta capacità cognitiva. Di conseguenza la rappresentazione di questo soggetto dovrebbe essere in grado di cogliere tre aspetti fondamentali: l'endogeneità delle sue preferenze, le sue motivazioni egoistiche e non-egoistiche, la sua razionalità limitata.

In questo lavoro l'attenzione viene rivolta al cambiamento endogeno delle preferenze, anche se esso ha tra i suoi obiettivi quello di argomentare che l'analisi isolata dei singoli aspetti prima elencati non sempre è proficua per la loro comprensione.

L'abbandono dell'ipotesi di preferenze geneticamente date e immutabili può avvenire tenendo conto dell'influenza esercitata da variabili economiche e non strettamente economiche sulle preferenze individuali. In questo lavoro viene preso in considerazione l'effetto esercitato da una variabile economica estremamente importante per il processo di formazione e di cambiamento delle preferenze: le esperienze di consumo passato. Più precisamente, secondo lo schema di interpretazione adottato, le preferenze possono cambiare per effetto delle esperienze di consumo quando: l'individuo non percepisce perfettamente l'utilità che otterrà dalle diverse possibilità di consumo a causa di una non perfetta conoscenza dei propri gusti e/o l'utilità ottenuta dalle diverse possibilità di consumo cambia in relazione al consumo passato.

Ciò ha condotto ad esaminare i principali modelli di habit forming e l'interpretazione del cambiamento delle preferenze fornita dalla case based decision theory (Gilboa-Schmeilder 1995, 1996, 1997).

L'analisi dei modelli di habit forming fa riferimento a due aspetti principali: i) gli strumenti utilizzati per rappresentare la relazione tra consumo presente e passato, ii) il tipo di razionalità attribuita agli individui. Questi due aspetti non rappresentano solo le linee guida che consentono di giungere ad una classificazione dei modelli, ma anche i temi che il lavoro cerca di interpretare al fine di comprendere il ruolo da essi svolto nell'idea stessa di cambiamento endogeno delle preferenze.

La distinzione tra modelli basati sul cambiamento del consumtpion capital e modelli basati sul cambiamento delle preferenze viene considerata come una questione puramente metodologica. Ciò contrariamente all'interpretazione che ha prevalso negli anni passati la quale ha voluto contrapporre il loro contenuto: da una parte i modelli che interpretavano le abitudini come cambiamento endogeno delle preferenze e dall'altra quelli che, invece, utilizzando il concetto di consumption capital, negavano il cambiamento delle preferenze.

Per quel che riguarda, invece, il tipo di razionalità attribuita agli individui, a seconda che essi siano o meno in grado di prevedere tutti gli effetti delle scelte di consumo corrente, compresi quelli relativi alle preferenze future, si parla di rational habit forming , oppure myopic habit forming.

Tra i lavori che si inseriscono nella seconda tipologia vanno ricordati Stone (1954, 1964), Strotz (1956), Gorman (1967) von Weiszäcker (1971). In questi modelli gli individui non sono in grado di scegliere piani di consumo temporalmente coerenti e massimizzanti. Pertanto, si determina una divergenza tra scelta e benessere individuale che mette in discussione alcuni principi fondamentali della teoria economica tradizionale, come la sovranità del consumatore e l'efficienza paretiana. Inoltre, come dimostrato da Benhabib-Day (1982) e Day (1986) l'ipotesi di myopic habit forming può generare comportamenti di scelta caotici.

Il passaggio dai modelli di myopic habit forming a quelli rational habit forming è segnato dal lavoro di von Weiszäcker (1971), in cui si dimostra l'esistenza di funzioni di utilità abitudinarie di lungo periodo che non sono soggette all'influenza del consumo passato. Dopo aver discusso delle ipotesi molto restrittive che garantiscono l'esistenza di queste funzioni si procede ad illustrare i principali modelli di rational habit forming (Peleg-Yaari 1973, Gintis 1974, Yaari 1977, Iannaccone 1984, 1986, Spinnewyn 1981, Becker-Murphy 1988) in cui si ipotizza che gli individui conoscano sin dall'inizio il proprio processo di formazione delle preferenze e ne tengano conto nelle proprie scelte.

In questi modelli gli individui sono in grado di formulare piani di consumo ottimizzanti e temporalmente coerenti, il che permette di mantenere inalterati i principali risultati della teoria della domanda e i due teoremi della teoria del benessere. Ciò dipende dal fatto che il sistema ipotizzato è completamente flessibile non solo alla soddisfazione dei desideri degli agenti, ma anche alla soddisfazione delle preferenze che questi agenti hanno su differenti set di preferenze. E' necessario però, notare che l'ipotesi di preferenze endogene aggiunge nuove cause di non-convessità (ad esempio rendimenti di scala crescenti dovuti al fatto che ora si riconosce una funzione di investimento al consumo), che rendono ancora più restrittive le ipotesi che garantiscono la validità di questi risultati.

Inoltre, il tutto è sostenuto da ipotesi di razionalità molte estreme, più forti di quelle contenute nella teoria delle aspettative razionali. Gli individui oltre ad avere perfette informazioni su tutti i panieri di beni presenti e futuri hanno anche perfetta informazione su quali saranno le preferenze derivanti da ciascuna scelta corrente, nonché il livello di utilità che otterranno da ciascun ordinamento di preferenze. Alcuni recenti modelli che (Orphanides-Zervos 1995, 1998) che mantengono l'ipotesi di individui coscienti del proprio processo di formazione, ma che abbandonano l'idea che essi siano in grado di prevedere perfettamente l'entità di eventuali danni associati al consumo di beni che possono provocare assuefazione, mostrano che si possono verificare scelte che in seguito daranno luogo a rimpianto, facendo così venir meno la tradizionale corrispondenza tra preferenza-scelta-benessere.

L'incapacità degli individui di prevedere i propri gusti futuri è sostenuta da una ricca evidenza empirica (Ausubel 1991, Loewenstein - Adler 1995, Thaler 1980, Kahneman et al. 1990). D'altra parte se il processo che regola la formazione delle preferenze è noto dal principio ha ancora senso parlare di preferenze endogene?

L'anticipazione corretta dell'ordinamento di preferenze che scaturisce da qualunque scelta di consumo corrente impedisce di prendere seriamente in considerazione il processo di apprendimento che consente di giungere a questa anticipazione e fa perdere di vista un altro tipo di cambiamento endogeno delle preferenze derivante dalla non perfetta conoscenza da parte dell'individuo dei propri gusti.

Questo tipo di cambiamento delle preferenze trova, invece, posto nella case based decision theory in cui, al contrario della teoria neoclassica, il cambiamento delle preferenze viene inteso come un fenomeno pervasivo. Essa considera sia i processi di formazione abitudinaria delle preferenze, sia la relazione che può esistere tra le preferenze di ciascun individuo e le preferenze degli altri individui con cui egli entra in contatto diretto o indiretto. Ciò agevola la comprensione di una serie di fenomeni che non possono facilmente essere analizzati considerando solo l'influenza del consumo passato o solo l'influenza esercitata sulle preferenze individuali dal comportamento di individui o gruppi sociali di riferimento. Nonostante questo pregio la case based decison theory necessità di ulteriori sviluppi che tra le altre cose portino ad una migliore specificazione della funzione di similitudine.

D'altra parte la teoria neoclassica può difficilmente giungere ad un quadro generale di trattazione delle preferenze endogene a meno che non si rinunci alle ipotesi estreme prima discusse che non permettono di esaminare quei casi in cui l'utilità ottenuta dalle diverse possibilità di consumo non è nota dal principio o cambia in relazione al comportamento di altri individui.

MARIA DE PAOLA è professore a contratto di economia politica presso l'Università degli Studi della Calabria, Dipartimento di Economia Politica. Via Bucci, Arcavacata di Rende (CS)
m.depaola@unical.it

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