Economia Politica. Rivista di teoria e analisi

Sommario non tecnico

Bruno Chiarini e Enrico Marchetti

Modelli dinamici del sindacato: estensioni critiche (J.E.L.: J51, C61, C73)

in Economia Politica, n.1, 2000


Non-Technical Summary: Bruno Chiarini and Enrico Marchetti (not available)

In questo articolo, partendo da alcuni modelli dinamici del sindacato monopolista e della membership, sviluppiamo diverse estensioni relative alla specificazione delle funzioni di utilità adottate e della membership. L'analisi è stata poi estesa al contesto di interazione intertemporale tra sindacato e impresa. Il lavoro parte da una riformulazione critica dei modelli statici convenzionali del sindacato e prosegue in una serie di confronti tra modelli dinamici. L'obiettivo è quello di valutare la “robustezza” teorica delle soluzioni ottenute con i vari modelli in termini di salario e livello dell'occupazione, evidenziandone le assunzioni particolari e le condizioni richieste dai sentieri dinamici e dalle soluzioni di equilibrio.

Sebbene recentemente la letteratura sul comportamento dei sindacati nei diversi contesti di relazioni industriali sia stata ampiamente sviluppata, i modelli dinamici non hanno ricevuto una particolare attenzione ed impiego sia nelle analisi di equilibrio parziale che in quelle di equilibrio generale. Diverse ragioni possono essere richiamate in proposito; in particolare va menzionata la formulazione dinamica, spesso ad hoc, per specificare l'evoluzione della membership e alcune rigidità nell'uso delle funzioni di utilità che producono risultati spesso non generalizzabili. Tuttavia, ci sembra poco plausibile considerare una teoria delle microfondazioni del comportamento sindacale, già fortemente vincolata da una serie di assunzioni comunemente adottate, trascurando il ruolo degli iscritti sulle decisioni sindacali stesse sia nel breve che nel lungo periodo.

I modelli discussi nella rassegna possono essere considerati come estensioni e modificazioni dello schema di base sviluppato da Kidd e Oswlad (1987), il quale è a sua volta una formulazione dinamica del ben noto modello di sindacato monopolista. Le caratteristiche fondamentali di questo modello sono due: in primo luogo si assume che il mercato del lavoro si di tipo closed shop: le imprese possono impiegare solo lavoratori iscritti al sindacato; ciò equivale ad affermare che il sindacato controlla tutti i lavoratori afferenti al mercato del lavoro analizzato. Un'alta caratteristica fondamentale di questo schema è data dal potere di contrattazione attribuito al sindacato: si assume che esso sia in grado di fissare il salario in modo autonomo, senza intervento delle imprese (lasciando a queste ultime il compito di fissare l'occupazione in base al salario così determinato). Questa formulazione appare poco realistica rispetto alle condizioni che oggi caratterizzano la maggior parte dei mercati del lavoro e dei sistemi di relazioni industriali; è difficile negare che le imprese abbiano un ruolo nella contrattazione salariale, e i più diffusi modelli statici di contrattazione sindacale adottano pertanto soluzioni analitiche derivate dalla teoria della contrattazione di Nash. Sul versante della formulazioni dinamiche, però, la teoria della contrattazione di Nash presenta una serie di problemi di trattabilità analitica che hanno spinto i ricercatori a concentrarsi principalmente sui più semplici schemi di monopoly union dinamico (MUD).

L'articolo è organizzato come segue: dopo una breve esposizione critica del modello statico, nella seconda sezione, viene esaminato in dettaglio il modello di base di monopoly union dinamico, sviluppato originariamente da Kidd e Oswald (1987) e Jones (1987). Nella terza sezione si riportano alcune estensioni di tale modello volte a rilevarne i limiti e a mettere in luce l'importanza degli aspetti strategici che esso trascura; in particolare verranno considerati i casi in cui il sindacato può essere considerato come l'unico “acquirente” della sua membership; ciò porta ad una equazione dinamica che descrive la dinamica della partecipazione sindacale come funzione del salario contrattato. Verrà poi presa in considerazione l'ipotesi in cui il sindacato non conosce con certezza il livello di adesioni (e/o di fuoriuscite) dei lavoratori in ogni istante di tempo, portando così alla formulazione di un modello di ottimizzazione dinamica stocastica. Infine si considererà il caso più generale e realistico dell'open shop, in cui le imprese possono impiegare lavoratori sia sindacalizzati che non sindacalizzati. Queste estensioni portano in generale a risultati differenti dal MUD tradizionale. Nella quarta sezione, utilizzando teoremi e concetti propri dei giochi differenziali, si evidenziano le diverse soluzioni fornite dall'interagire dinamico del sindacato e dell'impresa in termini di occupazione e salari. Si mostreranno in particolare le condizioni in cui un gioco differenziale tra sindacato ed imprese (formulato con riferimento alle ipotesi di base del modello di sindacato monopolista statico) genera dei risultati di equilibrio analoghi a quelli del MUD, permettendo così di interpretare quest'ultimo in chiave strategica. Queste condizioni sono relative alla forma dell'equazione dinamica che descrive il vincolo di membership, e sono soddisfatte solo nel caso di open shop.

Sebbene i modelli dinamici del sindacato consentano di superare una delle critiche più distruttive ai modelli statici di monopoly union, relativa all'assunzione di una membership costante ed esogena, l'endogenizzazione di quest'ultima si è rivelata più difficile del previsto. Da una parte, l'impiego dell'ipotesi di closed shop (post-entry) indebolisce molto i modelli dinamici dal punto di vista del realismo: queste pratiche sono ormai molto rare nella maggior parte dei contesti economici nazionali; d'altronde, l'impiego di formulazioni con open shop complica fortemente l'analisi ponendo problemi di trattabilità analitica.

Un'ulteriore difficoltà consiste nella mancata considerazione di alcuni fattori che recentemente incidono in maniera sempre più significativa nel processo di formazione della membership sindacale. Infatti, nelle economie occidentali, i sindacati hanno sviluppato due ruoli fondamentali. Il primo è relativo all'innalzamento del livello salariale sopra il livello di concorrenza perfetta e al miglioramento delle condizioni di lavoro e il secondo coinvolge la fornitura di diversi servizi agli iscritti, che si configurano come beni privati. I modelli considerati in questo lavoro si concentrano sostanzialmente sul primo ruolo, relativo al carattere monopolista del sindacato. Il secondo elemento, che questi modelli trascurano del tutto, costituisce però un aspetto cruciale degli sviluppi più recenti della membership: lo sviluppo di una serie di beni privati (servizi) può essere un notevole incentivo per i lavoratori ad iscriversi al sindacato, senza dimenticare che vi sono difficoltà concettuali anche riguardo alla modellizzazione della componente della membership legata al solo carattere di monopolio del sindacato; infatti, riguardo a questo tipo di meccanismo di adesione, si possono porre gli stessi quesiti (in larga parte irrisolti) già evidenziati da Olson (1965): restano ancora da approfondire i motivi che dovrebbero spingere un lavoratore ad aderire al sindacato, nel caso in cui il principale obiettivo dei singoli sia un aumento salariale; come noto infatti, il surplus salariale ottenuto dal sindacato si configura come un bene pubblico.

E' nostra opinione che, nonostante i limiti sopra accennati, i modelli dinamici di membership in quanto rappresentazioni teoriche stilizzate, possono fornire utili schematizzazioni con cui confrontare le dinamiche reali. Sotto questo aspetto, essi producono una serie di informazioni, relativamente alle formulazioni statiche, particolarmente utili sia nei contesti teorici di equilibrio parziale che in quelli più ampi, dove altri comportamenti dinamici sono considerati. L'utilità dei modelli dinamici sembra pertanto relativa principalmente alla loro capacità di fornire delle conclusioni teoriche essenziali riguardo alla dinamica vera e propria, e riguardo alle proprietà di statica comparata dei vari equilibri.


BRUNO CHIARINI è professore associato in economia politica presso l'Università di Napoli (I.U.N.), Facoltà di Economia, Istituto di Studi Economici, Via Medina 40, 80133 Napoli
chiarini@nava1.uninav.it

ENRICO MARCHETTI è dottore di ricerca in economia politica e collaboratore di ricerca alla Università degli Studi di Roma "La Sapienza", Dipartimento di Economia Pubblica, Via del Castro Laurenziano 9, 00161 Roma
md3454@mclink.it

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